Non si arresta la caccia ai titoli falsi tra gli aspiranti supplenti Ata. L'ultimo scandalo arriva da un intenso controllo effettuato nelle scuole della provincia di Torino. Il risultato è stato 'scandaloso': 110 licenziati, fino a 15 mila euro per un diploma falso. Nei giorni scorsi c'era stata l'avvisaglia dell'Ufficio scolastico provinciale torinese che aveva emanato una nota, con la quale raccomandava ai dirigenti scolastici di procedere alla verifica accurata sui candidati presenti nelle graduatorie di terza fascia Ata: oggi arriva la conferma.

Titoli falsi per posto Ata: 110 licenziati a Torino

Sotto la lente d'ingrandimento dei magistrati sono finiti ben 146 casi sospetti e per 110 operatori Ata è arrivato il licenziamento. Come specificato dalla nota dell'Usp di Torino dell'11 aprile, sono arrivate numerose segnalazioni su presunti titoli falsi degli aspiranti supplenti presenti in graduatoria. Ma ciò che è successo a Torino amplia lo scandalo: questo altro non è che lo specchio di un sistema ben collaudato di diplomifici localizzati soprattutto nel Sud, tra la Campania, la Sicilia e la Calabria.

Un vero "bazar di diplomi" così lo definisce La Stampa. Certificati falsi per balzare in cima alle graduatorie Ata e occupare un posto ingiustamente, che sarebbe altrimenti spettato agli altri presenti con titoli veri.

L'indagine, come più volte accaduto in questi mesi (basti pensare ai numerosi licenziamenti del Veneto), è partita dal sospetto sempre più forte verso un sostanzioso numero di aspiranti di giovanissima età con punteggi alquanto elevati. Tantissimi i candidati che hanno presentato ottimi titoli di studio con votazioni di 100/100.

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Ebbene, con le dovute indagini si è potuto appurare che quei titoli culturali erano stati acquistati con cifre anche altissime presso scuole paritarie di altre regioni: fino a 15 mila euro, per i più 'fortunati' ne sono stati sufficienti 5 mila. Non è tutto. I controlli si sono intensificati anche sui titoli di servizio: mancavano infatti i versamenti all'Inps del lavoro svolto.

La denuncia dei sindacati

Cosimo Scarinzi, coordinatore nazionale di Cub Scuola, non ha usato mezzi termini per denunciare quanto accaduto, e ricorda anzi la pratica ormai consueta degli istituti paritari di far lavorare personale spesso "in cambio di una retribuzione ridotta o di nessuna retribuzione, 'pagandoli' in punteggio utile ad ottenere il diritto a lavorare nella scuola pubblica".

Anche Vilma Marchino, segretario aggiunto della Cisl scuola Torino, ha dichiarato di aver più volte avuto a che fare con candidati che chiedevano assistenza nella compilazione delle domande per l'inserimento in graduatoria con "certificazioni palesemente false".

Le verifiche sulle graduatorie Ata proseguono, intanto, serrate in tante regioni italiane.

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