Non si fa che parlare di questo, come è giusto che sia, dopo la terribile morte della piccola Jolanda Passariello, la bambina di appena otto mesi deceduta all'ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, comune facente parte la provincia di Salerno. A stroncarle la vita, secondo quanto si apprende dagli inquirenti, potrebbero essere state le continue torture che suo papà, Giuseppe, trentasettenne di Sant'Egidio del Monte Albino, le infliggeva praticamente quotidianamente. Delle vere e proprie sevizie fino allo sfinimento che hanno ovviamente lasciato di stucco gli investigatori e il pubblico ministero, che adesso sono chiamati a risolvere la questione.

Per la morte di Jolanda adesso sono indagati sia il padre della piccola che sua madre, Imma Monti, che nel frattempo ha raccontato quanto il marito facesse nei confronti della loro figlia.

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Secondo i racconti della donna, Giuseppe Passariello afferrava la piccola Jolanda dalle guance, sollevandola in alto, poi le sfregava la sua barba sulla pelle e le dava dei pizzicotti talmente forti che faceva piangere la piccola fino a farle perdere il fiato.

In altre occasioni, invece, il trentasettenne le mordeva le manine e i piedini fino a causarle ferite e sanguinamento. Imma ha continuato spiegando che quelle violenze andavano avanti da almeno quattro mesi, dal momento in cui l'uomo aveva fatto ritorno dalla comunità di recupero per tossicodipendenti. Gli inquirenti hanno immediatamente raccolto le testimonianze della donna, secondo le quali questo tipo di atteggiamento non ha una giustificazione precisa, anche se la donna ha sottolineato come il suo compagno avrebbe voluto avere un figlio maschio e come la nascita di Jolanda lo avrebbe molto deluso.

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Proprio per questo motivo, nell'uomo si sarebbe innescato questo sentimento di insofferenza nei riguardi della piccola che, unito all'utilizzo di sostanze stupefacenti, avrebbe causato quel tipo di reazione violenta e perpetrata nel corso del tempo. A sconvolgere ulteriormente gli addetti ai lavori, però, è stato il fatto che la stessa Imma non sia mai intervenuta per cercare di fermare l'ira del suo compagno, a detta sua per il timore di essere picchiata.

Per questa ragione assisteva alle violenze senza fare nulla e senza proferire parola. Dai racconti emerge che qualche volta la donna avrebbe urlato per cercare di farsi sentire dai vicini di casa e avrebbe spiegato anche al compagno che la loro bimba aveva bisogno di essere curata.

L'uomo, invece, pare rispondesse negativamente spiegando alla donna che se l'avessero accompagnata in ospedale in quelle condizioni, i due sarebbero stati subito arrestati. Nel momento in cui la piccola è stata portata in ospedale, purtroppo era già veramente troppo tardi per aiutarla a sopravvivere. Intanto, a seguito dell'autopsia, nella giornata di martedì 25 giugno si sono celebrati i suoi funerali.

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