Indifferenti all'ambiente, agli altri detenuti che li ricambiano con la stessa indifferenza, come inconsapevoli del perché si trovino in carcere. Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, i due giovani americani di 19 e 18 anni fermati venerdì scorso per l’omicidio in una notte di follia romana del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, 35 anni, di cui ieri si sono svolti i funerali, appaiono distaccati e per nulla preoccupati.

A tracciarne un ritratto sconvolgente, a giudicare da una condizione emotiva che parrebbe glaciale, sono gli operatori della Settima Sezione del carcere romano di Regina Coeli in cui i due sono detenuti da cinque giorni. Ieri hanno ricevuto la visita di un rappresentante dell'autorità consolare, secondo quanto riferito da fonti dell'ambasciata Usa a Roma.

In carcere mangiano, dormono, guardano la tv

Non sembrano per nulla turbati per i terribili fatti avvenuti la notte tra giovedì e venerdì scorsi che li vedono protagonisti.

Finnegan Lee Elder, che ha confessato dopo quasi dieci ore d'interrogatorio di aver materialmente ucciso il vicebrigadiere Rega con una lama da guerra, accanendosi non con otto ma con 11 fendenti, come poi è emerso dall'autopsia, né Gabriel Natale Hjorth, l'amico e complice di origini italiane che deve rispondere anche lui di omicidio ed estorsione. Appaiono 'insensibili' agli operatori della sezione Nuovi Giunti del carcere romano di Regina Coeli, oltre mille detenuti e problemi cronici di sovraffollamento, che li tengono d'occhio e li studiano da venerdì.

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Cronaca Nera

Un'impressione che sembra confermare le parole del gip, che in un passaggio del decreto di fermo ha scritto che emerge in entrambi gli indagati "mancanza di ogni consapevolezza del disvalore delle proprie azioni". E, a seguito degli interrogatori, nessun ravvedimento: "nessuno dei due ha mostrato di aver capito la gravità del gesto commesso".

I due ex compagni della Tammalpais High Schol, prestigioso liceo di San Francisco per i figli della ricca borghesia, non sembrano sconvolti dalla condizione carceraria, non hanno perso l'appetito né il sonno e trascorrono il loro tempo mangiando, dormendo e guardando la tv.

Paiono vivere la detenzione come se non fosse accaduto nulla. Dal racconto del personale del carcere fatto al Corriere della Sera, emerge che hanno robusto appetito, ma dopo i pasti non dicono neanche un 'thank you' a chi glieli somministra. Secondo gli avvocati italiani che li stanno seguendo, invece, sarebbero molto provati.

Da domenica non sono più in isolamento, ma sono tenuti rigorosamente separati.

A ciascuno dei due, dopo opportune valutazioni della direzione carceraria con medici, psicologi e la polizia penitenziaria, è stato assegnato un compagno di detenzione. Le loro celle standard, due metri per tre, composte da un letto a castello, un tavolino, il bagno con doccia, sono su piani diversi e così non c'è possibilità per loro d'incontrarsi e interagire durante l'ora d'aria. Sono sorvegliati continuamente, ricevono sostegno psicologico, hanno la possibilità di comunicare con agenti che parlano inglese, opzione che per ora sembrano non voler utilizzare.

I due stanno ricevendo assistenza consolare, ma finora non hanno manifestato esigenze particolari, mentre i familiari non sono ancora partiti per Roma. Ma il papà di Lee, contattato dalla Cnn, ha detto che suo figlio è una brava persona.

L'arma dell'omicidio, una lama da guerra

L'arma con cui il povero vicebrigadiere è stato ferito a morte è un pugnale per combattimenti corpo a corpo che fu in dotazione ai Marines. Un'arma di grandi dimensioni che non passa inosservata: gli inquirenti l'avevano trovato venerdì dopo aver stanato i due in una stanza dell'albergo a Prati, a pochi metri di distanza dalla via in cui è avvenuto l'agguato.

Il coltello con lama di 18 centimetri era nascosto in un pannello, si chiama Ka bar trench Knife, ha un'impugnatutra in cuoio perché ritenuta maneggevole ed era in dotazione anche alla Marina, all'Esercito e alla Guardia Costiera Usa. Oggi non è più impiegato dalle forze armate. Lee l'ha portato in Italia dagli Usa senza problemi perché le regole dell'Autorità sulla sicurezza dei trasporti americana consentono di trasportare in volo un coltello del genere purché nel bagaglio da stiva e confezionato opportunamente.

Un vecchio compagno degli scout di Gabriel non si meraviglia del fatto che Lee Elder potesse avere quel coltello: "Stargli vicino metteva paura per via di sbalzi d'umore improvvisi e molto violenti", ha detto. Del ragazzo, di cui ha voluto raccontare restando anonimo, ha riferito che la sua vita ha preso una brutta piega quando alla fine delle medie ha cominciato ad assumere cocaina: espulso da due istituti, grazie all'intercessione del padre si è ripreso frequentando un college per la riabilitazione di ricchi sbandati. Ma da allora, secondo la fonte anonima, "è diventato una persona pericolosa, un soggetto ad alto rischio". I fatti sembrerebbero avergli dato tragicamente ragione.

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