Un mistero che non ha trovato una soluzione in 12 anni: il 3 agosto del 2007 Antonio e Stefano Maiorana, padre e figlio di 47 e 22 anni, sparirono senza lasciare alcuna traccia, se non la loro auto, una Smart, abbandonata nel parcheggio dell’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Punta Raisi a Palermo. Nessuno ha saputo più nulla di loro: per gli inquirenti si tratta di un caso di “lupara bianca”, un duplice assassinio di matrice mafiosa, in cui i cadaveri delle vittime sono stati fatti sparire.

Ma la mancanza di prove relativamente a questa ipotesi ha impedito a lungo di fare luce su quanto accaduto. Nonostante tutti gli indizi portassero a due nomi, quelli del costruttore Francesco Paolo Alamia e dell'imprenditore Giuseppe di Maggio, entrambi ritenuti vicini a Cosa Nostra, il pm Roberto Tartaglia, che segue la vicenda da tempo, non aveva riscontrato elementi validi per continuare l’inchiesta. Ma un nuovo elemento ha spinto nelle ultime ore il gip Marco Gaeta a negare l'archiviazione e chiedere nuove indagini.

Le impronte sulla Smart

Infatti sulla Smart lasciata in aeroporto, forse per far credere che le due vittime si fossero allontanate volontariamente da Palermo, sono state rilevate alcune impronte digitali che nei prossimi giorni dovrebbero essere comparate con quelle di alcuni degli uomini sospettati di aver eseguito materialmente l’omicidio. Inoltre è stato accertato che, nelle ore della scomparsa dei Maiorana, si trovava a Punta Raisi anche uno stretto collaboratore di Alamia, che avrebbe telefonato a Dario Lopez.

Non perdere le ultime news!
Clicca sotto sull’argomento che ti interessa. Ti terremo aggiornato con tutto quello che non puoi perdere.
Cronaca Nera

Quest’ultimo è un personaggio in affari con il costruttore, che nel corso del tempo è entrato nell’inchiesta attraverso le sue testimonianze, giudicate “ambigue” dallo stesso pm.

La pista del ricatto ad Alamia e l’ombra di Matteo Messina Denaro

Infatti Lopez avrebbe riferito che la vittima era entrata in possesso di un filmato compromettente che riprendeva Alamia mentre consumava un rapporto carnale con una minorenne: quel video sarebbe stato usato per un ricatto nei confronti del costruttore – morto lo scorso 22 luglio ad 85 anni – che sarebbe arrivato a cedere alcune quote delle proprie società all’estorsore, prima che quest’ultimo sparisse nel nulla.

Altra figura chiave nel giallo è quella di Karina Andrè, all’epoca dei fatti convivente di Maiorana: la donna avrebbe distrutto l’hard disk del computer del suo compagno. A metterlo per iscritto è stato Marco, l’altro figlio dell’imprenditore scomparso, poco prima di togliersi la vita nel 2009. Inoltre un testimone ha rivelato al pm che la Andrè le avrebbe rivelato di intrattenere un “rapporto molto confidenziale” con un importante mafioso di Trapani, che avrebbe perso la testa per lei.

Secondo gli inquirenti dietro questa misteriosa figura potrebbe nascondersi addirittura il superlatitante Matteo Messina Denaro, che a questo punto potrebbe essere stato direttamente implicato nel duplice assassinio dei Maiorana.

Segui la nostra pagina Facebook!
Leggi tutto