A fugare ogni dubbio è stato un macabro ritrovamento: nello stomaco di uno squalo tigre, un pesce che può raggiungere anche i sette metri di lunghezza, c'era un dito con attaccata ancora la fede nuziale. L'anello è stato riconosciuto dalla moglie di un turista che era stato dato per disperso dallo scorso sabato.

Il fatto è accaduto nell'Isola di Reunion che si trova al largo del Madagascar, nell'Oceano Indiano, ed è una regione d’oltremare della Francia.

L'uomo scomparso, un 44 enne di origine scozzese, era in vacanza in quella che è una vera meraviglia della natura, diventata tuttavia tristemente celebre. Destinazione preferita dai surfisti, da alcuni anni l'isola è considerato il posto più pericoloso al mondo per i crescenti attacchi da parte dei temutissimi predatori dei mari.

Dalla scomparsa alla terribile scoperta

A dare notizia dello sconvolgente episodio è stato per primo il quotidiano inglese Daily Mail. Dallo scorso sabato, un turista era scomparso nell'Isola di Reunion.

L'uomo era andato a nuotare da solo in una laguna in località Plage de l'Hermitage senza più fare ritorno. Sua moglie ha dato l'allarme e sono scattate le ricerche da parte delle autorità locali con barche, un elicottero e anche con l'ausilio di sommozzatori che hanno perlustrato i fondali vicino alla barriera corallina, ma senza esito.

Poi, il caso ha voluto che un avvenimento inaspettato abbia fornito la spiegazione di quella scomparsa.

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Cronaca Nera Viaggi

Uno squalo tigre che si aggirava pericolosamente in prossimità di una spiaggia dell'isola è stato ucciso. Ma una volta recuperato il corpo del gigantesco pesce, dal suo stomaco è emerso un reperto raccapricciante: un dito umano con tanto di fede nuziale rimasta attaccata. Avvertita, la moglie dell'uomo scomparso ha riconosciuto quel che restava del coniuge. Ora spetterà all'esame del Dna avere il riscontro definitivo, ma i dubbi sono ormai pressoché inesistenti.

Paradiso minacciato dagli squali, scontro politico

La Reunion, è un posto paradisiaco che si trova nell'arcipelago delle isole Mascarene, di cui fa parte la più famosa Mauritius. Per il suo patrimonio naturalistico incontaminato, nel 2010 è stata inserita nell'elenco dei siti Unesco. Nell'isola, grande 2500 chilometri quadrati e con meno un milione di abitanti che parlano francese, usano l'euro come moneta e votano per le elezioni, proprio come fa ogni regione della Francia, ci sono spiagge incantevoli, amate dai surfisti e da chi pratichi sport acquatici.

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Purtroppo, però, sono sempre più spesso minacciate dalla presenza di pescecani. Specie negli ultimi anni, l'allerta si è andata intensificando e il problema comincia ad essere molto sentito e a condizionare l'economia locale la cui entrata principale è il turismo.

I dati non sono rassicuranti: dal 2011 ad oggi, gli squali hanno attaccato 18 persone, uccidendone 11. Inoltre l'isola ha nella casistica mondiale di incidenti mortali di questo genere, una fetta significativa, pari al 13%.

La frequenza degli attacchi è aumentata di ben 23 volte. Dal 2013, il governo locale ha vietato la balneazione ma, evidentemente, il turismo è inconciliabile con simile restrizione, a quanto pare persino a costo della vita. Di fatto, da cinque anni, il caso è politico: c'è uno scontro in atto tra alcune associazioni locali e il governo francese.

Secondo alcune associazioni, la colpa di attacchi crescenti da parte di squali sarebbe proprio dell'autorità centrale, la Francia, che incautamente ha scelto di dar vita ad un'enorme riserva marina in prossimità delle spiagge frequentate da turisti e surfisti.

ll parco naturale 'Réserve Naturelle' in cui la pesca è vietata, area lungo la costa di 40 chilometri istituita nel 2007 con l'obiettivo di preservare la diversità biologica, pare aver regalato agli squali l'ambiente ideale per la loro caccia. C'è chi ritiene che la causa della maggior presenza di squali sia il riscaldamento delle acque. C'è chi sostiene che il divieto abbia fatto pessima pubblicità all'isola e queste notizie di cronaca, che vanno ad aggiungersi ad un quadro già difficile, non fanno che peggiorare la situazione.

Si contesta a livello locale l'assenza di provvedimenti più efficaci di un divieto, alla prova dei fatti aggirato da surfisti ma anche da turisti, come il tragico episodio dimostra. Del caso se ne è occupato anche il New York Times scrivendo che molte persone a La Réunion credono che se un problema simile si fosse verificato sulle coste mediterranee della Francia, il governo se ne sarebbe occupato molto più in fretta. Giusto un mese fa, il presidente francese Emmanuel Macron era stato in visita nella regione d'oltremare e aveva dichiarato che il governo francese si impegnava ad affrontare la questione.

Dopo l'ultimo incidente mortale, il problema sembra assumere il carattere dell'estrema urgenza.

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