La controversa vicenda giudiziaria di Tekashi 6ix9ine continua a far discutere in tutto il mondo. Il rapper, condannato a due anni di carcere per reati federali di vario genere, come spaccio di droghe pesanti, racket ed addirittura un tentato omicidio, è riuscito ad ottenere un significativo sconto di pena – rischiava 47 anni – grazie alla sua attività di collaboratore di giustizia.

Il pericolo ritorsioni e la richiesta di scarcerazione presentata dai legali di 6ix9ine

Una collaborazione giudicata estremamente utile dalle autorità, quella di 6ix9ine, che ha però suscitato i malumori dei membri della gang alla quale era precedentemente affiliato, la 'Nine Trey Bloods', una sotto-struttura della gang dei Bloods, la più popolare d'America assieme ai rivali Crips.

L'opinione di molti, incluso il rapper, è che il rischio di ritorsioni nei suoi confronti sia più che concreto.

Per questo motivo i legali dell'artista hanno recentemente presentato una domanda di scarcerazione per fargli scontare il resto della pena agli arresti domiciliari o in una comunità, sottolineando come anche un altro ex membro della gang dei 'Nine Trey Bloods', convolto nel medesimo procedimento giudiziario di 6ix9ine, sia stato recentemente accoltellato, per ben nove volte: "Come è noto – ha infatti spiegato l'avvocato Lance Lazzaro – un condannato nel medesimo procedimento è stato quasi ucciso in carcere, non per aver svolto un'attività di collaborazione con il governo, soltanto per aver maturato la decisione di rinunciare alla sua appartenenza alla banda".

Il giudice nega i domiciliari a 6ix9ine: 'Deve riflettere sulla gravità dei crimini commessi'

Tuttavia nel pomeriggio di ieri il giudice Paul Engelmayer ha rifiutato l'istanza di scarcerazione in maniera a dir poco netta, rimarcando l'importanza della funzione detentiva, emblematico in tal senso questo passaggio: "Il tempo in carcere è necessario in questo caso, per riflettere sulla gravità dei crimini commessi".

Dawn Florio, altro membro del team legale di 6ix9ine, ha già annunciato al sempre informatissimo magazine TMZ l'intenzione di presentare ricorso su questa decisione.

Parla la compagna di 6ix9ine: 'Tutto ciò è folle'

La notizia è stata subito commentata dall'attuale compagna di 6ix9ine, che si è sfogata via Instagram, accompagnando le sue parole con un'immagine inedita del rapper in carcere.

"Ti hanno rapito, hanno avuto rapporti con la madre di tua figlia, poi sono stati intercettati al telefono mentre pensavano a come ucciderti e rubarti milioni di dollari.

Se fai lo snitch (termine ormai di uso comune anche in italiano, traducibile con 'ratto', 'infame', 'informatore', 'spione', ndr) per il resto della tua vita dovrai fare i conti con persone che vorranno ucciderti, perché sei stato un ratto.

Se invece non parli dovrai scontare 47 anni in una prigione dove proveranno comunque a ucciderti, perché era già quello che avevano intenzione di fare. Sammy the Bull ha ucciso 19 persone ed è stato condannato a cinque anni di carcere. Tu non hai ucciso nessuno, ma ti hanno dato due anni. Tutto ciò è folle".

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