Nel pomeriggio del 28 febbraio è stato notificato, dal nucleo Investigativo dei carabinieri di Roma, un fermo giudiziario nei confronti di Vittorio Cecchi Gori, 78 anni, ex presidente della Fiorentina Calcio, per oltre otto anni di carcere. I militari dell'Arma sono stati incaricati di consegnare, all'ex senatore, l'ordine di esecuzione di carcerazione emesso dalla Procura generale della Corte d'Appello di Roma. Nel documento è riportato quello che la magistratura ha disposto per lui, ossia una condanna cumulativa pari a 8 anni, 5 mesi e 26 giorni di carcere.

L'imprenditore di Firenze, in questi giorni, è stato ricoverato all'ospedale Gemelli di Roma e pertanto per lui è stato predisposto il piantonamento. Il ricovero è stato necessario per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute ed è avvenuto nella stessa giornata della notifica della condanna. E' prevista la sua permanenza al nosocomio romano fino a lunedì, per poi essere trasferito a Rebibbia, il carcere indicato dalla magistratura per far scontare la pena.

La Cassazione ha reso definitiva la condanna dell'imprenditore fiorentino

Nonostante il processo per stabilire la sua colpevolezza è stato molto lungo, la Corte di Cassazione il 26 febbraio del 2020 ha reso definitiva la sentenza relativa al crac della Safin Cinematografica.

I magistrati dell'ultimo grado di giudizio hanno dimostrato la veridicità del reato di bancarotta fraudolenta per l'ammontare di 24 milioni di euro, come è stato riportato nella motivazione della sentenza emessa dalla Corte di Appello di Roma nell'ottobre del 2018. L'ex parlamentare di Palazzo Madama della Repubblica Italiana per due mandati, dopo il sequestro della sua abitazione di Palazzo Borghese, è andato a vivere nella vecchia casa romana intestata al padre Mario Cecchi Gori, il capostipite di questa famiglia di cinematografici che, insieme a Berlusconi, ha rivoluzionato negli anni Ottanta del secolo scorso il concetto di distribuzione delle pellicole nelle sale cinematografiche italiane, fondando la Medusa distribuzione.

Il crac della Safin cinematografica

Per questa importante inchiesta l'imprenditore cinematografico è stato arrestato nel 2008. Ristretto ai domiciliari, l'impresario, che ha avuto in quel triste periodo una relazione con la show girl Valeria Marini la quale, in quella occasione, lo ha difeso a spada tratta prendendosi anche numerose critiche personali.

Ma quei quattro mesi non sono bastati per impedire la condanna che ha ricevuto in questi ultimi giorni. Il suo legale di fiducia, l'avvocato Massimo Biffa, ha tentato l'impossibile per cercare di ribaltare la sentenza scaturita dalla decisione precedente dei giudici d'Appello romani in Cassazione, ma non c'è stato niente da fare. Già la pena prevista, in virtù della prescrizione di un altro reato, è stata a suo tempo ridotta di sei mesi, e in quel contesto sono usciti di scena gli altri soggetti coinvolti in questa vicenda giudiziaria, che risultano essere Luigi Barone, un collaboratore di Cecchi Gori, condannato a tre anni e quattro mesi, Giorgio Ghini, che è stato il presidente del collegio sindacale della società cinematografica, con tre anni di reclusione, ed Alessandro Mattioli che è stato componente del collegio sindacale, che ha ricevuto la condanna per tre anni.

Ci sono state altre due persone che sono state coinvolte in questo crac finanziario, ma sono morte durante il processo in primo grado e quindi, per loro, si è estinto il reato per causa naturale. In questo contesto accusatorio è rimasta attiva solo la posizione dell'ex presidente della Fiorentina calcio. La pubblica accusa ha contestato alle persone coinvolte di aver continuato a gestire l'andamento economico della società Safin ma dissipando nel contempo il patrimonio netto a disposizione. Questo è accaduto fino alla primavera del 2007, nonostante che la stessa società non è stata più parte integrante della finanziaria Finmavi fin dall'ottobre del 2006, una finanziaria che è stata considerata la cassaforte dell'impero di Cecchi Gori fino alla dichiarazione di fallimento della stessa avvenuta nel 2006.

Nel frattempo, sempre nell'anno 2006, l'ex marito di Rita Rusic, croata di origine, un tempo attrice ma oggi attiva imprenditrice sempre nel campo cinematografico e residente negli Usa, è stato condannato per il fallimento della A.S. Fiorentina Calcio per la durata di tre anni e quattro mesi, condanna coperta dall'indulto, e con la conseguente retrocessione della squadra gigliata nelle serie minori.