Gabriele De Fazio, primo ballerino della Kunming International Philarmonic a Kunming, città della Cina meridionale, nella regione dello Yunnan, è uno dei circa 600 italiani rimasti bloccati in Cina per effetto del coronavirus: il governo italiano ha sospeso i collegamenti aerei diretti.

La sua storia è venuta alla ribalta dopo l'appello che lui e i suoi familiari hanno lanciato alle autorità italiane perché venga rimpatriato con un volo speciale. Tra i connazionali 'prigionieri' in Cina, c'è Niccolò, il 17enne di Grado bloccato da giorni a Wuhan, prima per il persistere della febbre pur essendo negativo al Covid-19, poi perché ieri la torre di controllo dell'aeroporto cinese non ha concesso l'autorizzazione all'atterraggio del volo italiano.

Coronavirus, Gabriele bloccato in Cina

Gabriele si è fidato del suo impresario. Il ballerino romano, infatti, giovane ma con anni di esperienza all'estero, il 21 gennaio era in Italia ed è stato richiamato in Cina dal suo datore di lavoro per l'inizio di una tournée prima in Russia e poi negli Stati Uniti, proprio mentre esplodeva l'epidemia. E così, dopo aver trascorso una settimana in famiglia, è ripartito con la fidanzata alla volta di Kunming dove è primo ballerino dell'opera. Ma l'aereo che doveva fare scalo a Wuhan ha proseguito per Canton dove uomini in tuta bianca hanno portato via una passeggera che stava male.

Solo allora la gravità del problema è stata chiara. Arrivato a Kunming, la compagnia di ballo era praticamente sciolta, l'impresario irreperibile non lo ha più pagato e si è ritrovato senza lavoro né stipendio.

Da quella data, è tappato in casa con la fidanzata e, anche se Wuhan, città focolaio dell'infezione, è lontana più di 1500 chilometri, col passare dei giorni l'effetto virus si fa sentire perché le città cinesi sono diventate luoghi spettrali, scarseggiano i viveri nei negozi, comunicare è possibile solo attraverso il social cinese We chat e anche inviare soldi è difficile.

Per Gabriele il problema è fisico e psicologico: è costretto in una stanza e non può allenarsi, cosa che per un ballerino professionista è obbligatoria ogni giorno. Anche l'alimentazione che deve essere curata ne risente a causa della scarsità dei viveri. E il morale comincia a risentirne. Ha chiesto alle autorità italiane di essere rimpatriato.

Coronavirus, appelli alla Farnesina e risposta

Dopo ripetuti appelli, la Farnesina ha risposto con un comunicato stampa che la situazione di Gabriele è molto diversa da quelli degli italiani che erano nella zona rossa, come i 56 rimpatriati da Wuhan, epicentro della diffusione del Coronavirus da cui le autorità cinesi hanno deciso di bloccare qualsiasi collegamento da e verso l’esterno.

"I nostri connazionali che risiedevano a Wuhan si trovavano in condizione da non poter lasciare in alcun modo la città dove non erano più operativi i voli commerciali. Per questo sono stati fatti rimpatriare attraverso un volo militare" - afferma la Farnesina - come hanno fatto altri Paesi europei, Stati Uniti, Canada a beneficio dei propri cittadini.

Invece il ballerino, dice il ministero degli Esteri, con altri connazionali si trova nella Cina meridionale dove non sono state attuate misure restrittive. A Kunming, in particolare, i voli commerciali sono operativi "ed e’ possibile rientrare in Italia facendo scalo in qualunque hub internazionale".

Infine, la Farnesina ha precisato che se il problema che impedisce il rientro è di natura economica, il Consolato italiano di Chingquin può erogare un prestito che sarà poi restituito all’erario per acquistare un biglietto aereo.

Coronavirus, preoccupazioni e polemiche

Ma il papà di Gabriele, sulla sua pagina Facebook, ha segnalato che la famiglia si batte per il rientro in Italia in sicurezza. "Mio figlio dovrebbe scegliere un hub a suo rischio e pericolo, rischiando dopo aver acquistato il biglietto di essere o rispedito indietro, o bloccato in quarantena in qualche paese asiatico. Se non fossero stati bloccati i voli di ritorno per gli italiani, bastava sottoporsi ad uno screening alla partenza e all'arrivo".

Oltretutto, l'Organizzazione mondiale della Sanità ha detto che fermare, come ha fatto l'Italia, i voli diretti dalla Cina non serve nella lotta contro l'epidemia da coronavirus. Ma l'Oms non ha poteri decisionali che spettano agli stati membri.

Dall'emergenza per l'epidemia, che secondo l'aggiornamento ufficiale, in Cina ha provocato 1367 decessi e 59.804 contagi totali, si passa a una bega interna. Roberto De Fazio ha sottolineato sulla pagina Facebook de La vita in diretta, trasmissione di Rai Uno che si è occupata del caso, che la sua famiglia avrebbe subito un pesante attacco. Dopo il servizio realizzato che, secondo il papà, farebbe sembrare siano state fatte richieste esclusivamente economiche dalla famiglia, sarebbero giunti "attacchi violenti, volgari e personali", ora al vaglio di un avvocato.

"Con amarezza constatiamo che un grido di aiuto per un ritorno in sicurezza è stato scambiato per una richiesta di denaro. Non siamo ricchi ma abbiamo una dignità".

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