Mauro Pistello, direttore dell'Unità Operativa dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa, è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Tv Italia. Interpellato sulla possibilità di aumentare i tamponi per arginare la diffusione del Coronavirus, ha sottolineato come il problema risiederebbe nel fatto che si tratterebbero solo di istantanee che non racconterebbero la possibile evoluzione dell'epidemia. A ciò ha aggiunto problematiche concrete relative al fatto che mancherebbero risorse umane e materiali finalizzate a massimizzare lo sforzo diagnostico su una maggiore fetta di popolazione. Persino l'approvvigionamento dei reagenti per il tampone può diventare un problema, considerata la richiesta a livello mondiale.

I tamponi rilevano solo la situazione di un preciso momento

Il professor Pistello sottolinea come una delle problematiche sia rappresentata dagli asintomatici che rischiano di diventare veicoli del coronavirus. "Ci sono - ha detto - tanti soggetti che contraggono l'infezione ma non sviluppano la malattia. Questi come, per tante altre infezioni, sono liberi di andare in giro". Molte persone, per risolvere il problema, ritengono che fare tamponi a tappetto potrebbe essere una soluzione per isolare quanti più infettati possibili. "Avremmo potuto - ha sottolineato - fare un campionamento di tutta la popolazione, ma questo si scontrava con risorse insufficienti, perché c'è una grande domanda mondiale di reattivi".

Anche però un'indagine diagnostica massificata avrebbe un rovescio negativo della medaglia. "Il test che noi facciamo - ha detto - è un'istantanea del momento. Non ci dice se il soggetto aveva il virus due giorni prima o se potrà contrarlo due giorni dopo".

Tampone non ha costi elevati, ma manca la materia prima

Ci si interroga anche sui costi del test, ma il problema risiede nella carenza di materie prime per poterli svolgere. "Il sistema sanitario - ha detto - Pistello - paga per un tampone 80 euro, però tutto il mondo sta usando questi reagenti ed è difficile l'approvvigionamento.

Come per i dispositivi di protezione individuale che non si trovano". Tuttavia il professore è chiaro anche sull'eventuale utilità di un approccio di questo tipo. "Le ditte che li fanno - ha detto - sono poche, non è facile riconvertirsi. Anche nel caso in cui avessimo voluto fare uno screening di popolazione, oltre che discutibile come approccio, non ci sarebbero stati personale e strutture sufficienti". "Costerebbe troppo - ha concluso - in termini di strutture che non sono in grado di gestire un grande numero di campioni. Avremmo dovuto arruolare altre persone e svuotare altri reparti questo".

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