Tra i detenuti che nelle ultime ore hanno lasciato il carcere, a causa delle misure di contenimento del Covid-19, spicca il nome di Franco Cataldo, annoverato tra i carcerieri del piccolo Di Matteo. L'uomo, condannato all'ergastolo per il sequestro di Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino di Matteo, ha ormai 85 anni e il suo stato di salute non sarebbe dei migliori. Per lui, come per altri boss mafiosi, è stato applicato il decreto "svuota-carceri" tendente a ridurre il numero di detenuti all'interno delle carceri italiane, proprio a causa dell'attuale emergenza sanitaria.

Il sequestro e l'omicidio di Giuseppe di Matteo

L'omicidio del piccolo Giuseppe di Matteo è sicuramente uno dei più atroci mai compiuti dagli esponenti della mafia. La vicenda ha infatti colpito e commosso molti italiani. Giuseppe di Matteo fu rapito il 23 novembre del 1993, pochi mesi prima del suo tredicesimo compleanno, da alcuni esponenti del clan dei Corleonesi. Il tutto fu organizzato per punire il padre, Santino di Matteo, pentito di mafia che aveva iniziato a collaborare con la giustizia. Il piccolo di Matteo, venne sequestrato da un gruppo di mafiosi travestiti da carabinieri, tenuto prigioniero per 25 mesi venne infine strangolato e sciolto nell'acido il 12 gennaio 1996, su ordine di Giovanni Brusca.

Il ruolo di Franco Cataldo nella vicenda fu quello di carceriere, egli infatti lo tenne in ostaggio per alcuni mesi nella sua masseria tra l'estate e l'autunno del 94. Con l'arrivo della stagione delle olive, decise di riconsegnarlo ai mafiosi, in quanto gli serviva il capanno che era diventato ormai la cella del ragazzino.

Nel luglio del 2018 il Tribunale Civile di Palermo ha disposto per la madre della vittima e per il fratello Nicola ebbero un risarcimento di 2,2 milioni di euro.

Scarcerati 376 detenuti: sono mafiosi e trafficanti di droga

A causa della pandemia che ha colpito l'Italia, nell'ultimo mese e mezzo sono stati scarcerati oltre 370 detenuti, tra i quali boss mafiosi e trafficanti di droga.

Un numero che spaventa e che allo stesso tempo mette in difficoltà le autorità che ogni giorno devono svolgere un gran lavoro per controllare che i detenuti, attualmente agli arresti domiciliari, restino tutti nelle loro abitazioni. Molti di loro si trovavano in reparti di Alta sicurezza, tre addirittura al 41bis. Stiamo parlando del boss Francesco Bonura, del boss dei Casalesi Pasquale Zagaria, da tempo malato terminale di tumore, e dell'uomo della 'ndrangheta Vincenzo Iannazzo. Franco Cataldo è solo uno dei molti appartenenti ad organizzazioni mafiose che negli ultimi tempi hanno lasciato il carcere e che sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari.

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