Luca Ricolfi, sociologo dell'Università di Torino, è stato ospite della trasmissione di La 7 Coffee Break. Nella circostanza ha avuto modo di segnalare come gli studi della sua Fondazione Hume stiano ponendo in evidenza due aspetti legati all'epidemia. Il primo è che il contagio si starebbe spegnendo nel complesso, ma a preoccupare sarebbe l'avanzare di focolai locali. Ricolfi ha, inoltre, segnalato come al momento sia molto difficile approfondire gli studi sul fenomeno sulla base del fatto che molti dei dati utili non sarebbero di dominio pubblico per scelta delle autorità sanitarie.

Coronavirus: Ricolfi vorrebbe una distribuzione di dati più specifici

La Fondazione Hume è attiva nell'analisi dell'epidemia. Come lo stesso Luca Ricolfi segnala si avvale di un termometro statistico che, in una scala da 0 a 100 e sulla base di diversi parametri, segnalerebbe il livello di preoccupazione. Oggi l'evidenza dei fatti starebbe rivelando, nel complesso, un momento positivo a cui fa però da contraltare una preoccupazione. "A livello nazionale - segnala il sociologo - continua a scendere. Complessivamente l'epidemia si sta spegnendo ma sta ripartendo in alcune zone".

Lo stesso Ricolfi ha avuto modo di esprimere la sua idea soltanto sulla base di quelle che sono le cifre, senza avventurarsi in opinioni non basate su aspetti oggettivi.

"Preferisco - ha detto - parlare dei dati che sono difficilmente contestabili". Esercizio a suo dire facile, anche perché molti dei numeri che il sociologo vorrebbe non risulterebbero di pubblico dominio. "La maggior parte dei dati che sarebbero utili - evidenzia - sono secretati dalle autorità sanitarie".

"Il massimo - prosegue - che noi studiosi possiamo fare per capire se l'epidemia sta ripartendo è fare degli zoom in delle realtà piccole. Le realtà più piccole su cui ci degnano di darci dei dati sono le province".

Coronavirus: Ricolfi preoccupato da casi locali

Ricolfi si sofferma poi su quelle che sarebbero alcune delle evidenze tratte dagli approfondimenti.

"Come Fondazione Hume - rivela - ci siamo accorti che ci sono 15 province molto preoccupanti ed altre 7 abbastanza preoccupanti. Nell'insieme fa 22 province".

Distretti che, in alcuni casi, sono caratterizzati da un'elevata densità demografica o comunque da un alto livello di popolazione. "Tra queste - continua - ci sono province di grandi città come Milano, Padova, Firenze, Bologna, Roma in cui sta succedendo qualcosa di preoccupante".

Il termometro della Fondazione Hume

Negli ultimi giorni, tra l'altro, sono tornati a emergere dei cluster su cui si sta ponendo la lente d'ingrandimento. "Se - incalza Ricolfi - noi guardiamo l'andamento dei nuovi casi ci sono segnali di aumento. Ci sono i focolai che sono ancora casi più localizzati.

Ieri abbiamo appreso che in Campania, dopo tanti giorni con 0, ci sono 10 casi improvvisamente. Sembra che il focolaio sia concentrato a Caserta, poi c'è un caso a Napoli, due casi ad Avellino, poi c'è un focolaio a Palmi. Si teme un focolaio a Bologna".

Secondo il sociologo la conclusione da trarre sarebbe chiara :"L'epidemia, localmente, sta rialzando la testa. Dico questo, però, senza nascondere il dato positivo". Il riferimento va, come detto, al termometro della Fondazione Hume che segnerebbe un andamento complessivo positivo.

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