Nuovi risvolti emergono dall'indagine dei pm milanesi sui flussi di denaro originati dall'operazione di trading immobiliare con rivendita a prezzo apparentemente gonfiato del famoso capannone di Cormano alla Lombardia Film Commission da parte della società Immobiliare Andromeda: si tratta di alcuni collegamenti col filone d'inchiesta seguito dalla Procura di Genova sul buco dei 49 milioni nelle casse della Lega. E' quanto segnalato dalla Guardia di Finanza - secondo quanto si apprende dal Fatto quotidiano (articolo del 22 settembre) - in un'informativa rivolta ai magistrati di Milano.

Al centro dell'intreccio il manager bergamasco Angelo Lazzari

A fungere da elemento di congiunzione tra le due inchieste - si legge nel rapporto delle Fiamme Gialle - è, di fatto, la figura del manager bergamasco Angelo Lazzari, il cui nome appare nelle compagini sociali di alcune imprese. Tanto delle "scatole vuote" utilizzate per il riciclaggio dei fondi del partito (segnatamente, Iris Fund Sicav-Fis e Ivad sarl, entrambe con sede in Lussemburgo, e Sevenbit srl, una fiduciaria), quanto di una delle società-veicolo degli 800mila euro di ricavato dalla vendita dell'immobile, a loro volta collegate ai commercialisti Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, direttori amministrativi della Lega rispettivamente alla Camera e al Senato, entrambi finiti, insieme al contabile Michele Scillieri, agli arresti domiciliari il 10 settembre scorso.

L'affare risale al gennaio 2018. Immediatamente dopo la vendita del capannone alla Film Commission (di cui Di Rubba è stato fra l'altro presidente), i soldi vengono girati dalla Immobiliare Andromeda - come desunto dalle carte della Fidirev, la finanziaria che la gestisce - sui conti correnti di diverse società collegate a Di Rubba e Manzoni.

Tra queste, la Taac srl, "domiciliata - scrive la GdF - presso lo studio commercialista di Scillieri", e "indirettamente controllata da Prima Fiduciaria spa, attraverso l'interposizione di svariate imprese, due delle quali riconducibili a Lazzari": ossia, Ivad sarl e Sevenbit srl. Guarda caso, proprio le società nel mirino dei pm di Genova.

Lazzari, indagato per truffa e riciclaggio

Non solo. Stando agli atti della pm Bruna Albertini, Lazzari, in qualità di socio-amministratore della società di consulenza finanziaria lussemburghese Arc Advisory Company, risulta tra gli indagati - insieme ad altre 22 persone - per truffa a danni dello Stato e riciclaggio nell'ambito di un'inchiesta della stessa Procura di Milano, conclusasi - come riporta il Fatto - lo scorso 30 gennaio. L'indagine ha riguardato le società Tre International Sa, eterodiretta dalla Arc Advisory, Ubs Europe e Sofia sgr (della quale tre dirigenti sono stati arrestati nel 2018). Tra i fatti contestati, l'aver indotto i risparmiatori a far gestire i propri investimenti nelle obbligazioni di Tre International dalla Sofia sgr, poi commissariata dalla Banca d'Italia.

Ed è proprio da questa inchiesta che è emerso come la Sevenbit di Lazzari sia la stessa società che nel 2015 ha assunto il controllo della Seven Fiduciaria, a sua volta intestataria delle sette società domiciliate presso lo studio dei commercialisti Di Rubba e Manzoni. Inoltre - prosegue l'informativa della GdF - Di Rubba avrebbe avuto un ruolo chiave nella rilevazione da parte della società Boost spa di una quota significativa (pari all'84%) di un'altra società, la Lebit Holding spa, detenuta dal fondo Iris Capital Fund Bv (con sede nei Caraibi), collegato - secondo gli inquirenti - proprio alla Iris Fund Sicav-Fis, la società di Lazzari implicata nel caso dei 49 milioni. Nonché - e qui viene il bello - nell'inchiesta svolta dalla Dia di Trapani nel 2017 riguardo a una fusione riguardante una società in mano al mafioso Vito Nicastri (il cosiddetto "re dell'eolico").

Di Rubba, la mano occulta di tutte le operazioni

Del resto, la stessa cessione della Lebit Holding sarebbe stata orchestrata da Di Rubba, come testimonia la sua "richiesta di informazioni circa la tempistica" per "l'esecuzione di un bonifico bancario in Libano". La 'piovra' Di Rubba è l'uomo che sta dietro alle società acquirente e alienante, oltre all'imprenditore bergamasco Marzio Carrara. E il punto di arrivo di tutto ciò torna ad essere lo stesso da cui si era partiti: ossia, quella cifra del prezzo di rivendita del capannone alla fondazione di proprietà della regione che rappresenta, in un certo senso, il prodotto finale di un costante modus operandi del commercialista della Lega, che è stato chiamato a rispondere per questo di turbativa d'asta e peculato (cui sono seguiti gli arresti domiciliari).

Quanto poi agli 800mila, 260 di questi sono stati destinati - ricorda Stefano Vergine in un articolo del Fatto del mese scorso - a Luca Sostegni, il prestanome dell'operazione, arrestato con l'accusa di peculato ed estorsione dagli agenti del Nucleo di polizia economico finanziaria della GdF poco prima che fuggisse in Brasile. Sostegni, interrogato dai magistrati lo scorso 25 agosto, avrebbe bonificato quasi tutti i soldi sul conto della Fidirev (la finanziaria dell'Andromeda). La quale in parallelo avrebbe ricevuto altri 400mila euro. Per fare cosa, i pm della Procura di Milano si sono già fatti un'idea. Tra i punti più oscuri dell'intrico di movimenti finanziari ricostruiti dagli investigatori, vi sarebbe il conto svizzero di una società panamense.

Su questo sono stati dirottati i soldi della Fidirev allo scopo di sanare i debiti della scatola offshore. Non resta che attendere l'ulteriore corso delle indagini per poter sondare il tema più a fondo.