"Giuseppe la tradiva e lei voleva lasciarlo". A parlare è Giuseppe, il padre di Aurelia Laurenti, la 34enne uccisa nella sua abitazione di Roveredo in Piano (piccolo comune in provincia di Pordenone) nella notte tra mercoledì 25 e giovedì 26 novembre, dal compagno Giuseppe Forciniti, infermiere 33enne di origine cosentina. L'uomo, dopo il delitto, si è costituito, ma il legale da lui nominato, l'avvocatessa Rossana Rovere, presidente dell'Ordine della provincia di Pordenone, non se l'è sentita di difenderlo e ha rinunciato all'incarico.

Aurelia aveva scoperto i tradimenti del compagno

Il padre di Aurelia, a poche ore dal delitto, avrebbe riferito ai media locali che la figlia, in estate, aveva scoperto che il fidanzato la tradiva.

"Aveva controllato il telefono di Giuseppe - ha spiegato l'uomo - e aveva trovato l'evidenza di almeno una relazione con un'altra donna". Poi ha aggiunto convinto: "Son certo che ce n'era anche una seconda".

Dopo aver appreso del tradimento la donna, aveva preso i figli di tre e otto anni ed era ritornata dai genitori. "È stato un momento bruttissimo - ha ricordato Giuseppe - poi però, per non fare del male ai bambini, è tornata da lui".

Il delitto e la confessione

Dopo l'omicidio, Giuseppe Forciniti, infermiere presso il reparto di Ortopedia dell'ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone, si presentato in Questura con ancora le mani sporche di sangue. Dopo aver tentato di sviare le indagini asserendo di essere stato aggredito da dei ladri, l'uomo ha raccontato di essere stato aggredito fisicamente dalla fidanzata.

"Eravamo in camera da letto - ha riferito - ed è comparso un coltello, con cui ha cercato di colpirmi. C'è stata una colluttazione, durante la quale ho preso l'arma e l'ho colpita una volta sola, al collo. Lei è caduta a terra e io, sotto choc, sono uscito dalla stanza"

Forciniti è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato e, durante l'interrogatorio di fronte al sostituto procuratore di Pordenone Federico Facchin, visibilmente provato è scoppiato a piangere più volte.

Il 33enne ha anche sostenuto che i fatti si sarebbero verificati intorno alle 23.30. "I bambini - ha ricordato - si trovavano nella camera accanto, ma non hanno sentito ciò che accadeva, perché stavano dormendo. Li ho svegliati, li ho caricati in auto e dopo averli portati dagli zii sono andato in Questura".

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