Arianna Nanni, 21 anni, vorrebbe parlare con l'uomo che, lo scorso 6 febbraio a Faenza ha ucciso la sua mamma, Ilenia Fabbri, 46 anni. La giovane, dopo aver chiesto un colloquio con il padre Claudio Nanni, 53 anni, considerato il mandante del delitto, ha presentato un'istanza per poter vedere anche Pierluigi Barbieri, conosciuto come lo “Zingaro”, il sicario. "Voglio parlare con il killer di mia madre" avrebbe dichiarato. Il sostituto procuratore Angela Scorza, che si sta occupando del caso di cronaca nera, ha però respinto la richiesta.

Arianna vuole parlare anche con l'assassino della madre

Claudio Nanni, arrestato nella notte tra il 2 ed il 3 marzo scorsi con l'accusa di concorso per omicidio pluriaggravato - ha ammesso di aver assoldato l'amico Pierluigi Barbieri - di origine cervese ma da anni residente nel Reggiano - e di avergli dato 2.000 euro per spaventare l'ex moglie Ilenia Fabbri. Lo Zingaro, però, davanti al Gip ha dichiarato di aver ricevuto il preciso incarico di uccidere la donna in cambio di un compenso di 20mila euro e di un’auto.

E ora Arianna, figlia della vittima e del presunto mandante dell'omicidio, vorrebbe incontrare entrambi. Per questo, tramite il suo legale, l'avvocato Veronica Valeriani, nei giorni scorsi ha presentato due distinte istanze per poter varcare le porte della Casa circondariale di Ravenna dov'è detenuto il papà, e del carcere della Rocca di Forlì, dove è rinchiuso Barbieri.

Se da una parte può essere comprensibile che una figlia, nonostante le pesantissime accuse, voglia incontrare il padre, dall'altra è piuttosto inusuale che, pochi giorni dopo un grave fatto criminoso, la "parte offesa di un procedimento" voglia parlare con il presunto omicida.

Arianna non potrà vedere né il padre né l'assassino della mamma

Per il momento, da quanto si apprende, la giovane non potrà vedere né il padre Claudio né Barbieri. Il sostituto procuratore Angela Scorza, titolare del fascicolo, ha infatti deciso di rigettare entrambe le istanze, Il duplice diniego potrebbe essere spiegato dal fatto che Arianna, oltre ad essere parte offesa, rappresenta una delle principali testimoni e, per questo, il rischio di inquinamento probatorio sarebbe alto e concreto.

La giovane, stando a quanto ricostruito, non era nell'appartamento di via Corbara a Faenza al momento del delitto. Tuttavia, in casa c'era la sua amica che, accortasi della presenza di uno sconosciuto, l'ha prontamente allertata telefonicamente. Arianna, che si trovava in macchina con il padre come confermerebbe la registrazione della chiamata, si è subito spaventata e preoccupata. Per questo ha esortato più volte il genitore ad accelerare e a ritornare indietro. L'uomo, invece, pur essendo in autostrada, non avrebbe mai superato i 110 km/h limitandosi a dire all'amica della figlia di non lasciare la stanza.