Per l'omicidio di Yara Gambirasio è stato condannato Massimo Bossetti. La prova regina del processo è rappresentata dalla traccia 31 G20 che sarebbe definitivamente esaurita. La difesa di Bossetti chiede di riesaminare tutti gli altri reperti definiti "di secondaria o di nulla importanza". Gli avvocati del condannato chiedono infatti di accedere ad altri 54 campioni di Dna: i giudici della Corte D'Assise si sono riservati la possibilità di decidere su tale istanza.

Il caso di Yara Gambirasio

L'omicidio di Yara Gambirasio è stato un caso di cronaca nera di grande rilevanza mediatica.

Nella serata del 26 novembre del 2010 la vittima tredicenne è scomparsa a Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo. Si sarebbe recata al centro sportivo della sua città, a 700 metri da casa sua, verso le 17:40 per allenarsi in ginnastica ritmica e vi sarebbe rimasta fino alle 18:40 circa, secondo varie testimonianze. Poi se ne sarebbero perse le tracce, dato che le telecamere nei pressi della palestra erano fuori uso e dunque non hanno potuto stabilire i movimenti della ragazza.

Il corpo esanime fu ritrovato tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011 in un campo aperto di Chignolo d'Isola, a 10 km da Brembate. Vengono rilevati numerosi colpi di spranga sul corpo, un trauma cranico, una profonda ferita al corpo e almeno sei ferite da arma da taglio.

Il 16 giugno 2014 viene arrestato il 44enne Massimo Giuseppe Bossetti, muratore di Mapello, data la sovrapponibilità del suo Dna con quello rilevato sugli indumenti intimi di Yara. Le telecamere della strada della palestra di Yara avrebbero anche filmato il furgone di Bossetti più volte nei pressi del centro sportivo. L'uomo è stato condannato all'ergastolo in via definitiva con una sentenza confermata anche dalla Cassazione.

La prova regina del processo

La traccia 31 G20 che rappresenta la prova regina del processo che ha portato alla condanna di Bossetti "è forse l'unica traccia che è effettivamente esaurita" da gennaio 2021, secondo la difesa. Quest'ultima chiede di poter esaminare gli altri reperti, diversi dalla traccia 31 G20, definiti dalla Procura, in un confronto acceso in aula, "scartini" in quanto "di secondaria o di nulla importanza".

Massimo Bossetti ha chiesto alla Corte d'Assise di Bergamo che "sia prima di tutto ripristinata la legalità". Ciò è stato affermato dal suo avvocato, Camporini, in tribunale dove si è discussa la richiesta degli avvocati di Bossetti di aver accesso ai reperti del caso.

Si tratterebbe di riesaminare 98 reperti, di cui 54 relativi a campioni di Dna, tra cui indumenti, biancheria e scarpe indossati dalla tredicenne il giorno delle scomparsa. Infatti, la prima sezione penale della Suprema Corte ha evidenziato l'esistenza di provette contenenti 54 campioni di Dna, nonostante la conferma della sentenza della Cassazione del totale esaurimento del materiale genetico. Il 12 gennaio 2021 la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli avvocati di Bossetti, Camporini e Salvagni, annullando con rinvio le due ordinanze con le quali l'Assise aveva respinto come inammissibili le istanze della difesa di esaminare i reperti. La Corte d'Assise di Bergamo presieduta dal giudice Donatella Nava è chiamata a pronunciarsi sull'istanza dei difensori di Bossetti.