Il latitante di Vibo Valentia Giuseppe Campisi, classe 1960, è stato arrestato nella Capitale dopo essere stato scoperto con una parrucca e in possesso di documenti contraffatti. Il 62enne, ritenuto uno dei più grossi esponenti del narcotraffico: era riuscito a sfuggire all'arresto nell'ottobre del 2019 nel corso dell'operazione "Ossessione", coordinata dagli agenti di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza della città di Catanzaro.

Arrestato a Roma il latitante calabrese Giuseppe Campisi

La Guardia di Finanza di Catanzaro, con il supporto del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata, del Nucleo di polizia economia e finanziaria e del personale della Squadra mobile della città di Vibo Valentia, ha arrestato a Roma il 62enne Giuseppe Campisi, noto latitante vibonese, da sempre considerato uno dei maggiori leader del narcotraffico.

Al momento dell'arresto, oltre ad indossare una parrucca per non farsi riconoscere, il latitante possedeva green pass falso, che gli permetteva di spostarsi con più facilità, ed altri documenti contraffatti.

Campisi era sfuggito all'arresto nel 2019

Giuseppe Campisi, più conosciuto come Pino, era riuscito a sfuggire all'arresto qualche anno fa, precisamente nell'ottobre del 2019, nel corso della nota operazione "Ossessione", diretta dagli agenti di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza della città di Catanzaro; grazie a detta operazione era stata definitivamente smantellata un’associazione per delinquere diretta al traffico internazionale di stupefacenti. Gli appartenenti all'associazione in questione operavano anche allo scopo di favorire la cosca Mancuso, diffusa in Calabria, specie nella provincia di Vibo Valentia e nelle zone di Limbadi e Nicotera.

La cattura di Campisi grazie ad una moderna attività di controllo del territorio

L'uomo è stato avvistato nei pressi di via Tuscolana ed il suo arresto è stato facilitato da una continua e ramificata attività di monitoraggio del territorio avvenuta mediante i più moderni strumenti tecnologici ed alla rivalutazione del notevole patrimonio info-investigativo disponibile sul latitante e sulla famiglia di quest'ultimo.

Inoltre, nello stabile in cui l'uomo viveva sulla via Tuscolana, la squadra mobile e i finanzieri del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, oltre a diversi libri che l'imputato soleva leggere durante la latitanza, fra cui anche quelli del giudice Gratteri, vari telefoni cellulare ed il suo personal computer, hanno scoperto svariati tipi di parrucche che Campisi utilizzava per evitare di farsi riconoscere, nonché alcuni documenti falsi.