Dopo la storia che la vede protagonista, per l'opinione pubblica la 32enne Monica Santi, è la babysitter che lo scorso 31 maggio ha lanciato il bimbo di 13 mesi che accudiva dal secondo piano di un villino di Soliera, in provincia di Modena. Il piccolo è ricoverato in prognosi riservata all'ospedale Maggiore di Bologna. Per sua madre, Monica è una ragazza che sarebbe stata rovinata psicologicamente da disavventure professionali.

Arrestata con l'accusa di tentato omicidio aggravato del minore, la 32enne ha ammesso le sue responsabilità, ma ha detto di aver agito in uno stato di alterazione psichica a lei sconosciuto.

Il gip ha convalidato il fermo e la custodia cautelare nel carcere Sant’Anna di Modena dove la babysitter si trova, per il rischio di reiterazione del reato.

Babysitter, lo sfogo della madre

Figlia unica di genitori anziani, Monica Santi è una ragazza con pochi amici, solitaria. L'ha descritta così la madre interpellata dai quotidiani locali, in uno sfogo. "Me l'hanno rovinata, è sempre stata una bravissima ragazza", ha detto. A compromettere l'equilibrio psichico della figlia, sarebbe stato un fallimento professionale. Laureata in Economia e Commercio nel 2015, la figlia aveva iniziato a lavorare in un'azienda come segretaria contabile, attività svolta fino a giugno di un anno fa quando il rapporto di lavoro si è interrotto bruscamente.

Tra accuse di mobbing e strascichi legali per stipendi non pagati, la prima esperienza professionale della ragazza si è chiusa nel peggiore dei modi.

Allora, secondo il racconto della mamma, sarebbe andata a Nizza a studiare il francese lavorando come babysitter. Tornata in Italia, ha risposto all'inserzione pubblicata online dai genitori del piccolo che cercavano una bambinaia.

Dallo scorso gennaio, aveva iniziato a lavorare per la famiglia, otto ore al giorno. Non aveva mai dato segni di squilibrio. Ai datori di lavoro era parsa sempre seria e affidabile, anche martedì mattina. "Di una cosa sono certa: Monica a quel bimbo voleva bene. Monica è figlia unica, così come lo è il piccolo bimbo di Soliera.

Per questo io sto pregando tanto sia per mia figlia, sia per quel piccolo che possa salvarsi".

Il caso della babysitter, l'esperto: 'Crisi psicotica'

"Ho preso Tommaso e l'ho lanciato dalla finestra, non so perché l'ho fatto, ho avuto un malore, una sorta di catalessi": sarebbero queste le parole dette da Monica Santi ieri, 3 giugno, nel corso dell'interrogatorio di garanzia in carcere, riferite dal legale che l'assiste, Francesca Neri. Un gesto, secondo Neri, non premeditato ma istintivo, compiuto mentre l'assistita si sarebbe trovata in una "realtà parallela".

È prevista una perizia psichiatrica in fase di incidente probatorio. Intanto un esperto, Domenico Berardi, professore ordinario fuori ruolo di Psichiatria all’Università di Bologna, ha provato a spiegare cosa possa essere accaduto nella mente dell'indagata: "È probabile che questa ragazza abbia avuto un episodio psicotico".

Intervistato dal quotidiano La Repubblica, Berardi ha precisato che le sue sono considerazioni ipotetiche, fatte però sulla base di elementi emersi dal recente vissuto della babysitter: la frustrazione dopo un fallimento professionale e una condizione di solitudine.

Una fragilità a livello cognitivo ed emozionale non riconosciuta, o di cui la ragazza si era accorta forse credendo di saperla o poterla gestire, potrebbe averne compromesso l'equilibrio psichico. Di certo, secondo Berardi l'esordio psicotico non avviene a caso. Se si è trattato di catalessi, ovvero di una condizione in cui non si ha più il controllo del proprio corpo, per l'esperto potrà accertarlo solo una perizia.

Babysitter, la testimonianza chiave

Ad avvalorare l'ipotesi di una crisi psicotica, sarebbe la testimonianza chiave della colf che lavora nella villetta della tragedia. Dopo aver lanciato il piccolo da una finestra del secondo piano, infatti, Monica Santi è andata al piano di sotto dove la collaboratrice domestica stava facendo le pulizie.

A lei ha ripetuto una frase in apparenza senza senso: "Adesso il bambino è libero", mostrandosi come pietrificata. La colf ha capito dopo un po' che era accaduto qualcosa di grave ed è stata tra i primi a soccorrere il bambino riverso sull'asfalto, scuotendolo e permettendogli di tornare a respirare dopo averlo fatto vomitare. Trasportato in eliambulanza all'ospedale di Bologna, è ricoverato in terapia intensiva per un trauma toracico. Tra i medici comincia a farsi strada un cauto ottimismo.