OceanGate, la società che gestiva il sottomarino Titan, scomparso nelle acque dell’Oceano Atlantico domenica 18 giugno, annuncia con una nota di ritenere ormai deceduti i cinque uomini che erano a bordo del piccolo sommergibile per compiere un viaggio turistico negli abissi, con lo scopo di esaminare da vicino il relitto del celebre piroscafo Titanic.

Nel comunicato OceanGate definisce le vittime come “veri esploratori”, mossi da spirito di avventura e da una profonda passione per gli oceani. Infine la società ringrazia tutti coloro che si sono impegnati nelle operazioni di ricerca, che non hanno dato gli esiti sperati.

La notizia è confermata anche dalla Guardia Costiera degli Stati Uniti che parla apertamente di “implosione catastrofica” del Titan dovuta alla perdita di pressione, specificando che i corpi dei cinque non sono stati ritrovati.

Ritrovati dai droni diversi detriti del sommergibile Titan vicino al relitto del Titanic

La svolta nelle ricerche che ha portato all’annuncio di OceanGate è arrivata con il ritrovamento di una serie di detriti nei pressi del Titanic da parte di uno dei robot subacquei utilizzati nelle operazioni.

Infatti l’Horizon Arctic Rov, che è stato fatto arrivare in prossimità del relitto del Titanic a 3.800 metri di profondità, ha individuato diverse parti del sommergibile Titan, confermando che il mezzo è andato distrutto.

Sono stati quindi identificati un frammento del telaio e una parte della copertura posteriore del sottomarino. Questi reperti erano sul fondo marino, a circa 500 metri dalla prua del Titanic. La Guardia Costiera americana ha confermato il rinvenimento di alcuni detriti che facevano parte della calotta esterna del Titan e che sarebbero coerenti con l’ipotesi di una catastrofica perdita della camera di pressione, che avrebbe portato all’implosione del sommergibile.

Il Titan sarebbe imploso prima dell’arrivo dei soccorsi

Nelle ultime ore i soccorritori hanno individuato cinque detriti principali, riconosciuti come appartenenti al sommergibile Titan: per primo è stato trovato un pezzo identificato come il cono di prua del sottomarino, poi è stata rinvenuta un’altra parte dello scafo pressurizzato e infine una serie di detriti più piccoli.

Come detto, questi resti sarebbero compatibili con un’implosione del mezzo che sarebbe avvenuta ben prima dell’arrivo dei mezzi di soccorso. Infatti dopo l’avvio delle operazioni di ricerca sono stati attivati dei dispositivi di ascolto nell’acqua che non hanno captato nessun segnale compatibile con l’implosione. Nei prossimi giorni si cercherà di capire con esattezza quando è avvenuta la tragedia.

Le operazioni di ricerca continuano per poter ricostruire la dinamica di ciò che è accaduto

La Guardia Costiera degli Stati Uniti ha confermato che, nonostante sia ormai chiaro che il sommergibile sia andato distrutto e che i cinque dispersi siano deceduti, le operazioni di ricerca dei frammenti del Titan continueranno.

Si proseguirà a raccogliere tutte le informazioni, mentre i robot telecomandati resteranno sul luogo della tragedia, per poter fornire tutti i dati utili a ricostruire l’accaduto. I mezzi lavorano in un ambiente operativo molto complesso, al buio, sul fondo dell’oceano. Secondo le autorità ci vorrà diverso tempo per poter ricostruire con precisione quello che è successo durante l’ultimo viaggio del Titan.

Si proverà a individuare qualche altro detrito, in modo da poter mappare con completezza gli elementi presenti. Mentre sono state avviate le operazioni di smobilitazione di tutto il personale medico e di ben nove navi coinvolte nelle operazioni di soccorso, i droni teleguidati continuano anche a cercare i resti dei corpi delle cinque vittime, anche se ci sono ben poche speranze di trovare qualcosa.