Le quattro imbarcazioni della nuova Flotilla, in rotta verso Gaza, sono state intercettate dalla marina israeliana a circa 120 miglia nautiche dalla Striscia. «Un altro vano tentativo di violare il blocco navale legale ed entrare in una zona di combattimento si è concluso in un nulla di fatto», ha dichiarato il Ministero degli Esteri israeliano su X.

Secondo la nota ufficiale, le navi e i passeggeri sono stati trasferiti in un porto israeliano: «Tutti sono sani e salvi e in buona salute. Si prevede che saranno espulsi tempestivamente».

La Freedom Flotilla Coalition (Ffc), promotrice dell’iniziativa, denuncia invece un “attacco” da parte delle forze israeliane e pubblica sui propri canali social un video che mostra attivisti con le mani alzate e giubbotti di salvataggio.

Tra le imbarcazioni fermate, l’ultima a essere stata assaltata è la Conscience, con a bordo 92 persone, in prevalenza medici e giornalisti. Secondo Ffc, l’operazione militare è avvenuta in acque internazionali e ha coinvolto anche l’uso di droni, disturbatori di comunicazione e armi non letali. «I passeggeri sono stati costretti a restare sotto coperta per ore, mentre le navi venivano sequestrate», ha riferito l’organizzazione.

Cosa era successo nei giorni precedenti?

Gli eventi si sono susseguiti rapidamente: nei giorni precedenti, la Freedom Flotilla Coalition aveva annunciato la partenza delle imbarcazioni con a bordo attivisti, operatori sanitari e giornalisti. Nelle ultime 48 ore, le navi sono state intercettate dalla marina israeliana, culminando ieri sera con l’assalto alla Conscience.

Oggi, le imbarcazioni sono state trasferite in un porto israeliano, mentre le autorità confermano che i passeggeri sono in buone condizioni e saranno espulsi a breve. In parallelo, proseguono i colloqui diplomatici a Sharm el-Sheikh, in Egitto, dove Witkoff e Kushner sono attesi per discutere il piano di pace, che secondo fonti israeliane potrebbe essere firmato entro il fine settimana.

Il blocco navale su Gaza e le missioni della Flotilla sollevano interrogativi legali e umanitari: il contesto storico e le tensioni attuali

Il blocco navale imposto da Israele su Gaza è in vigore dal 2007, con l’obiettivo dichiarato di impedire il traffico di armi verso Hamas. Tuttavia, secondo il diritto internazionale, un blocco navale può essere considerato legittimo solo se non impedisce l’accesso della popolazione civile a beni essenziali come cibo, acqua e medicinali.

Diversi osservatori e organizzazioni umanitarie contestano la legalità del blocco, sostenendo che esso contribuisca a una crisi umanitaria permanente nella Striscia.

Le missioni della Freedom Flotilla Coalition nascono proprio in risposta a questa situazione. Dal 2010, con la tragica spedizione della Mavi Marmara — in cui morirono nove attivisti turchi durante un abbordaggio israeliano — le Flotilla sono diventate un simbolo di protesta internazionale contro l’isolamento di Gaza. Le imbarcazioni trasportano attivisti, medici, giornalisti e beni di prima necessità, con l’intento dichiarato di rompere il blocco in modo pacifico e attirare l’attenzione globale sulla condizione dei palestinesi.

La spedizione attuale, intercettata l’8 ottobre 2025, segue quella della Global Sumud Flotilla, bloccata appena una settimana prima.

Secondo Ffc, entrambe le operazioni israeliane sono avvenute in acque internazionali, sollevando ulteriori dubbi sulla giurisdizione e sulla proporzionalità dell’intervento militare. Gli attivisti denunciano anche l’uso di droni, disturbatori di comunicazione e armi non letali, oltre a episodi di “tortura psicologica” durante la detenzione a bordo.

Nel frattempo, le manifestazioni di solidarietà si moltiplicano in Europa, con presidi in decine di città italiane per chiedere la fine del blocco e il rispetto del diritto internazionale. La questione resta al centro del dibattito diplomatico, mentre a Sharm el-Sheikh si discute un possibile piano di pace che, secondo fonti israeliane, potrebbe essere firmato entro il weekend