La sezione romana di Fratelli d’Italia, il partito guidato da Giorgia Meloni, aveva previsto per domenica pomeriggio una manifestazione in auto per protestare contro le politiche sulla mobilità sostenibile ed ecologica del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, del Partito Democratico.
In particolare, l’obiettivo era contestare le nuove piste ciclabili che, secondo gli organizzatori, «aumentano disagi, riducono i parcheggi, restringono le strade e causano più inquinamento» — affermazione smentita da dati e modelli adottati in altre grandi città come Parigi e Londra, questione sollevata anche in Sardegna dalla top model e influencer Irina Krupovich in Sardegna.
Da ricordare che a Roma dall'inizio dell'anno sono morte più di 100 persone sulla strada, 160 se si considera la provincia, e sulla questione è intervenuto il consigliere capitolino del Pd, presidente della commissione Mobilità in Campidoglio, Giovanni Zannola: «Trovo surreale che un partito politico in questa giornata scelga di sfilare con le automobili che sono una delle cause delle vittime sulle strade».
Il cortocircuito organizzativo: la protesta in auto per avere meno ciclabili avrebbe bloccato la città
L’iniziativa era stata annunciata nei giorni precedenti, invitando i partecipanti a prendere parte al corteo a bordo delle proprie automobili. La partenza era prevista alle 16:30 da piazzale Nervi, di fronte al palazzetto dello sport, con percorso che avrebbe attraversato Roma da sud a nord, fino a viale XVII Olimpiade.
Tuttavia, la manifestazione non si è svolta come previsto: Marco Perissa, presidente della federazione romana di Fratelli d’Italia e deputato, ha spiegato che il numero eccessivo di automobili pronte a partecipare avrebbe paralizzato il traffico cittadino. Quindi, per evitare il blocco totale della città, il corteo è stato bloccato. Successivamente, il partito ha comunicato che la questura aveva autorizzato la protesta solo per un massimo di cento vetture.
Di conseguenza, la protesta si è ridotta a un presidio statico, dove da un bus a due piani si sono susseguiti interventi critici verso le politiche di mobilità urbana adottate dal Comune. L’evento, battezzato “Sfilata in macchina”, aveva come slogan principale «NO ZTL, NO CICLABILI INUTILI, NO CITTÀ 30 SENZA CRITERIO», riferendosi alle misure volute dal sindaco Gualtieri.
Questi provvedimenti prevedono investimenti per ampliare le piste ciclabili, l’introduzione di limiti di traffico per i veicoli più inquinanti e dal 2026 l’estensione del limite massimo di velocità di 30 km/h in tutta la zona a traffico limitato del centro storico.
Le misure adottate dal Comune seguono strategie comuni a molte grandi città europee volte a migliorare la qualità della vita e a ridurre le emissioni inquinanti derivanti dai trasporti. Tuttavia, queste azioni sono state introdotte in un contesto in cui molti romani hanno scarsa fiducia nei mezzi pubblici, e continuano a preferire l’auto privata. Secondo un rapporto ISTAT del 2024, Roma è tra le città italiane con maggiore insoddisfazione verso il trasporto pubblico, mentre altre città come Milano e Bolzano registrano livelli di soddisfazione più elevati.
La situazione è inoltre complicata dai ritardi nella costruzione della nuova linea della metropolitana C, iniziata nel 2007 e ancora incompleta.
Nell’annunciare la protesta, Fratelli d’Italia ha mescolato diverse tematiche, puntando non solo sulle difficoltà dei mezzi pubblici — definendo la situazione «mobilità al collasso» — ma anche sulla presunta limitazione della libertà di scelta del mezzo di trasporto imposta dal governo locale di centrosinistra.
In sintesi, la protesta di Fratelli d’Italia a Roma, che ha voluto protagoniste le automobili per esprimere il proprio dissenso verso le politiche di mobilità sostenibile, ha incontrato ostacoli organizzativi e critiche sociali, ma continua a rappresentare un punto di vista forte in questo dibattito cittadino.