Nanni Moretti conferma il suo impegno civile pubblicando, il 26 febbraio 2026, una storia su Instagram. Una pagina bianca a righe con la scritta “al referendum voto no, cari saluti” esprime chiaramente la propria opposizione al referendum sulla riforma della giustizia, previsto per il 22 e il 23 marzo.
Il regista sceglie un messaggio dall’impatto immediato, scritto in corsivo minuscolo sul foglio, e lo condivide come storia: un gesto che conferma la sua abitudine a utilizzare mezzi semplici, ma visivamente pieni di significato, per lanciare posizioni politiche.
Il messaggio è diretto e personale, con Moretti che prende una posizione netta sul voto referendario.
Il contesto referendario e le ragioni del “no”
Il referendum confermativo del 22 e 23 marzo riguarda la riforma costituzionale della giustizia, approvata con la separazione delle carriere dei magistrati e l’introduzione di nuovi organi disciplinari. Su questo tema si mobilitano comitati a favore del sì e del no. Il fronte del No, sostenuto da realtà come l’Associazione nazionale magistrati, ritiene che la riforma possa minacciare l’autonomia della magistratura. Il Sì, invece, insiste sul merito di una riforma “storica” per una giustizia più efficiente e indipendente.
Moretti si inserisce nel filone degli intellettuali e personalità culturali che hanno scelto di prendere posizione nel dibattito.
Il tono della sua storia è asciutto e senza orpelli, ma il messaggio è chiaro: il regista si schiera contro la riforma.
Moretti e la politica: una storia di impegno civile
Nanni Moretti non è nuovo a simili prese di posizione dirette. In passato, ha già utilizzato i social e il suo cinema come strumenti per veicolare temi politici. Un recente caso risale al suo post sul conflitto a Gaza, dove rivolse a Netanyahu l’appello: “Ma quanti palestinesi devono ancora morire perché tu sia soddisfatto e finalmente la smetta?”
Negli anni scorsi, Moretti fu anche tra i protagonisti del movimento dei girotondi, una mobilitazione pacifica contro il secondo governo Berlusconi. Ha spesso intrecciato lavoro cinematografico e attivismo.
Questo nuovo intervento sul referendum segna un seguito coerente a quella linea di impegno civile e politico, veicolato attraverso una forma minimalista e diretta.
La storia condivisa su Instagram, rinvia all’immagine del diario personale ma diventa anche manifesto politico. È un gesto che riporta alle radici della comunicazione più intima e autentica, e riflette la volontà di parlare direttamente al pubblico dei suoi sostenitori, senza intermediari.
La decisione di usare un’immagine semplice per un tema così delicato dimostra ancora una volta la capacità del regista di usare il linguaggio visivo con immediata efficacia, confermando come per lui la politica resti materia viva, strettamente legata alla sua attività artistica e pubblica.