La decisione del gup Francesco Marino, che sta giudicando con il rito abbreviato due veterinari della Asl di Pescara accusati a vario titolo di soppressione di animali, abuso d’ufficio e falso, sarà nota soltanto il 7 maggio prossimo. Ieri, durante la discussione protrattasi per tutta la mattinata, il giudice ha rinviato la sentenza per le repliche del pm Benedetta Salvatore.
In aula era presente Lucio Di Tommaso, dirigente del canile sanitario e tuttora in servizio, difeso dall’avvocato Giuseppe Cicchella. Franco Ruggeri, direttore dell’unità di sanità animale della Asl, ora in pensione e assistito dagli avvocati Vincenzo Di Girolamo e Domenico Russi, era assente.
Richiesta di condanna e elementi dell’accusa
Il pubblico ministero ha chiesto la condanna di entrambi i professionisti a due anni di reclusione ciascuno. La richiesta si basa sul materiale raccolto durante l’inchiesta e su testimonianze rese nelle udienze precedenti nell’ambito del rito abbreviato. Tra gli elementi citati dall’accusa figurano le dichiarazioni di una veterinaria che si rifiutò di eseguire l’eutanasia, ritenendo che le soppressioni venissero eseguite senza un adeguato supporto medico che le giustificasse. Inoltre, agli atti risulta una telefonata registrata che coinvolgerebbe Di Tommaso in relazione all’eliminazione di una cucciolata.
Parti civili e difesa
Determinanti per l’accusa sono anche le denunce presentate dalla Lega Nazionale Difesa del Cane, una delle tre parti civili costituite insieme all’Ente nazionale Protezione Animali Odv e all’Earth Associazione per la tutela giuridica della natura e dei diritti animali.
La difesa ha sostenuto che, nei casi contestati, esistevano giustificazioni mediche. Sono state citate percentuali di soppressione modeste, intorno al 2,6%, rispetto ai circa 1.500 ricoveri. In particolare, è stato affermato che l’uccisione del lupo cecoslovacco sarebbe stata motivata dalla pericolosità dell’animale, accertata da Di Tommaso. Le due cucciolate eliminate con il Tanax avrebbero avuto motivazioni mediche legate a infezioni o malattie. Riguardo al reato di falso contestato a Di Tommaso per una colonia di gatti non registrata, la difesa ha dichiarato che la Asl era informata del numero di gatti ricoverati per sterilizzazione e che le questioni economiche erano gestite dalla ragioneria.