Vasto, 5 aprile 2026 – Un nuovo ricorso è stato presentato al Tribunale per i minorenni dell’Aquila dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, difensori di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. L’obiettivo è ottenere il ritorno a casa dei tre fratellini, pur «ovviamente permanendo il controllo dei servizi sociali».

Il documento difensivo si conclude con una nota amara: «Siamo convinti che anche questo scritto resterà inascoltato esattamente come i precedenti, ma cionondimeno lo si inoltra a futura memoria e a fedele ricostruzione di fatti, non ipotizzati, ma documentati dalla difesa».

Il ricorso segue un’ordinanza del collegio presieduto da Cecilia Angrisano (giudice relatore Roberto Ferrari), che ha sospeso il provvedimento del 6 marzo solo nella parte relativa al trasferimento dei minori in un’altra struttura.

Critiche all’operato dei servizi sociali e della casa famiglia

Secondo i legali, l’assistente sociale avrebbe dato attuazione immediata e unilaterale al provvedimento, eseguendo la «cacciata» della madre senza attendere il collocamento dei minori. La difesa contesta che il collegio abbia ignorato «i documenti scientifici e la ricostruzione alternativa, corredata da elementi provati per tabulas».

Tra questi elementi, la difesa include consulenze della Neuropsichiatria infantile, attestati di vaccinazione, programmi scolastici e di socializzazione, oltre alle «urla disperate del gemello maschio».

Tutti questi elementi, secondo i legali, dimostrerebbero la piena idoneità genitoriale.

Accuse di «impudicizia e spregiudicatezza»

Gli avvocati denunciano «l’impudicizia e la spregiudicatezza» con cui la casa famiglia e l’assistente sociale avrebbero relazionato al tribunale, presentando versioni dei fatti ritenute false e offensive. Viene citata una relazione secondo cui i bambini sarebbero stati «sereni» fin dal giorno dell’allontanamento, con miglioramenti rapidi e «miracolosi» nel sonno e nel comportamento. Descrizioni che la difesa definisce «false e nocive».

Le relazioni della casa famiglia del 13 marzo, che parlano di interazioni positive, assenza di risvegli notturni e socializzazione, vengono definite «irrispettose, se non oltraggiose».

I legali sottolineano come tali affermazioni contrastino con le osservazioni cliniche della Neuropsichiatria e con le relazioni di parte.

Il ricorso ricorda inoltre la reazione disperata dei bambini la sera del 6 marzo, la necessità di un’educatrice notturna e segni di autolesionismo. Elementi documentati nella relazione neuropsichiatrica indicano la figlia maggiore con spellature sulle mani, la gemella che si mordeva dita e capelli, e il gemello che mordeva dita e vestiti.

Contro il provvedimento del 6 marzo, già criticato dal presidente del Senato Ignazio La Russa, la difesa ha presentato reclamo alla Corte d’appello dell’Aquila. Non è prevista udienza: il deposito delle memorie dovrà avvenire entro il 21 aprile. Oggi, giorno di Pasqua, solo il padre potrà incontrare i bambini nella struttura protetta di Vasto.