Un uomo di quarant’anni è stato condannato a quattro anni e due mesi di reclusione per maltrattamenti nei confronti della convivente. La donna, inizialmente parte lesa, ha scelto di non costituirsi parte civile e ha ritirato le accuse. Contestualmente, ha presentato al giudice un’istanza per poter celebrare il matrimonio in carcere.
La vicenda giudiziaria
La condanna, inflitta oggi, riguarda fatti avvenuti a Teramo. L’uomo, quarantenne, è stato riconosciuto colpevole dei maltrattamenti. La sua convivente ha formalizzato la richiesta al giudice per ottenere l’autorizzazione a sposarlo nonostante la detenzione del futuro sposo.
Matrimonio in carcere: le procedure
La normativa italiana consente la celebrazione del matrimonio anche in presenza di uno dei coniugi detenuto. È necessario rispettare specifiche procedure: la rappresentanza del detenuto da parte di un notaio e una richiesta formale all’istituto penitenziario per consentire l’accesso dell’ufficiale giudiziario o del celebrante. Qualora il detenuto non possa comparire in tribunale, è richiesto un certificato che attesti tale impossibilità, da allegare alla domanda di licenza matrimoniale.
La cerimonia può svolgersi con rito civile, officiata da un ufficiale dello stato civile, o con rito religioso, qualora sia disponibile un parroco. La celebrazione è solitamente ristretta ai coniugi, ai testimoni, al notaio o all’ufficiale e, in alcuni casi, a familiari stretti.