Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, è al centro di un’indagine per la realizzazione di un punto di ristoro considerato abusivo all’interno dello stadio Diego Armando Maradona. La vicenda ha preso il via con il sequestro dei locali, estesi per circa 150 metri quadrati, operato dalla Polizia Locale. L’intervento è scattato dopo che gli agenti dell’unità operativa Tutela edilizia hanno accertato l’assenza del permesso di costruire la struttura.
Il provvedimento di sequestro è stato successivamente convalidato dal giudice per le indagini preliminari in data 18 maggio.
A De Laurentiis, nella sua veste di amministratore del Napoli, viene contestato il reato di abuso edilizio per aver commissionato le opere. La struttura in questione, situata nella tribuna autorità, era composta da pedane, pannelli, tre pedane in legno poggianti su una struttura metallica, due vani wc e prevedeva impianti idroelettrici e di climatizzazione, con un’altezza di circa tre metri e mezzo. Il direttore dei lavori aveva presentato agli agenti una delibera della giunta comunale risalente a settembre 2025, con la quale era stata approvata la richiesta del club per la creazione di tre nuove sale hospitality, in cambio di un incremento di quasi 30 mila euro nel canone di concessione versato dal Napoli.
La questione delle autorizzazioni e la decisione del giudice
L’autorizzazione per i lavori, che il club aveva considerato di natura temporanea, era stata concessa dalla giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi. Tuttavia, gli uffici comunali hanno chiarito che il nullaosta fornito non ha valore di titolo edilizio. Il giudice Raffaele Coppola, nella sua ordinanza del 18 maggio, ha specificato che le opere realizzabili in regime di edilizia libera, senza la necessità di un permesso di costruire, sono esclusivamente quelle che hanno carattere temporaneo e che vengono rimosse entro un termine massimo di 180 giorni. La struttura realizzata dal Napoli, invece, era stata prevista per un periodo di due anni, fino alla scadenza della convenzione con il Comune fissata per giugno 2028, superando così il limite temporale stabilito dalla legge.
Il giudice ha inoltre evidenziato che l’argomentazione relativa alla temporaneità dell’opera, basata sul suo utilizzo limitato alle sole competizioni sportive, è stata ritenuta “priva di pregio”. È stato chiarito che un’opera stagionale, destinata a esigenze ricorrenti, necessita comunque del permesso di costruire. In conclusione, il “titolo edilizio non può ritenersi soppiantato dalla delibera di giunta”, la quale incide unicamente sulla concessione d’uso dello stadio e sull’incremento del canone, ma non possiede né il valore di titolo edilizio né un potere derogatorio rispetto alla disciplina di rango superiore.
Il futuro dello stadio Maradona e i rapporti con il Comune
Lo stadio Diego Armando Maradona è una proprietà del Comune di Napoli e rappresenta un impianto sportivo di primaria importanza per la città.
La sua gestione e le relative concessioni d’uso sono regolate da specifiche convenzioni tra l’amministrazione comunale e la società sportiva Napoli, che stabiliscono canoni e condizioni per l’utilizzo degli spazi. Il Comune, sotto la guida del sindaco Manfredi, ha manifestato l’intenzione di procedere con un restyling dell’impianto in vista degli Europei 2032, un progetto che potrà contare anche su fondi regionali.
Il caso del punto di ristoro abusivo aggiunge un nuovo capitolo alla complessa gestione degli spazi interni allo stadio e ai rapporti tra la società sportiva e l’amministrazione comunale. La società ha la facoltà di impugnare il provvedimento di sequestro o di procedere allo smontaggio della struttura. Nel frattempo, rimane aperto il dibattito sul futuro dello stadio e sulle modalità più appropriate per l’utilizzo degli spazi da parte del club.