L'Italia è alle prese con una profonda crisi delle nascite, con la natalità che ha raggiunto i suoi minimi storici. Un rapporto evidenzia che 6,6 milioni di persone hanno dichiarato di aver rinunciato ad avere i figli che desideravano. Il fenomeno, che interessa la fascia d'età tra i 18 e i 49 anni, mostra che su 9,8 milioni di persone intenzionate a non avere figli in futuro, solo il 5,5% lo fa perché i bambini non rientrano nel proprio progetto di vita. La maggioranza, il 62,2%, ha rinunciato ai progetti riproduttivi per problemi di varia natura, prevalentemente legati alla sfera economico-lavorativa.

Solo tre su dieci hanno già i figli desiderati.

Il calo delle intenzioni di fecondità e le sue radici

L'analisi delle intenzioni di fecondità mostra un quadro in peggioramento. Attualmente, solo il 21,2% delle persone tra i 18 e i 49 anni prevede di avere un figlio nei prossimi tre anni, un dato in calo rispetto al 25% registrato nel 2003. Oltre 10,5 milioni di persone dichiarano di non voler avere figli né nei prossimi tre anni né in futuro. Le motivazioni principali sono ragioni economiche (circa un terzo), condizioni lavorative inadeguate (9,4%) e la mancanza di un partner (8,6%).

Differenze di genere e misure per sostenere la natalità

Il rapporto evidenzia notevoli differenze di genere. Le donne, in particolare, manifestano timori sull'impatto che la nascita di un figlio potrebbe avere sulle loro opportunità lavorative.

Questa preoccupazione è del 50% delle donne (e oltre il 65% tra le 18-24enni), mentre il 59% degli uomini non ritiene ci sarebbero effetti. Tra le misure più importanti per sostenere la natalità spiccano il sostegno economico (28,5%), i servizi per l'infanzia (26,1%) e le agevolazioni abitative (23,1%).

Un dato significativo riguarda la concreta realizzazione dei progetti riproduttivi: la percentuale di donne che desideravano un figlio nel 2016 e sono riuscite ad averlo nei tre anni successivi è inferiore alla metà (45,6%). Questo evidenzia non solo un calo delle intenzioni di fecondità, ma anche una crescente difficoltà nel realizzare concretamente i progetti riproduttivi, delineando un quadro di sfide significative per il futuro demografico del Paese.