«Senza un briciolo di umanità ci avete tolto lavoro, sorriso e dignità». Con questo messaggio scritto sugli striscioni, circa cento lavoratori del Grand Hotel La Sonrisa sono scesi in piazza a Sant’Antonio Abate, nel Napoletano, per chiedere tutele dopo la chiusura della storica struttura ricettiva conosciuta dal grande pubblico come il “Castello delle Cerimonie”.

Tra i partecipanti alla manifestazione anche Sabatino Polese, fratello di Antonio Polese, il celebre “Boss delle Cerimonie”, fondatore della struttura e volto televisivo divenuto noto grazie all’omonimo programma.

Il sit-in davanti ai cancelli

La protesta si è svolta davanti ai cancelli del complesso alberghiero, sotto il controllo delle forze dell’ordine. I manifestanti hanno esposto bandiere, indossato magliette e cappellini e scandito slogan come «Sant’Antonio Abate è la Sonrisa» e «Vogliamo il lavoro».

L’iniziativa nasce dalla preoccupazione per il futuro occupazionale dei dipendenti dopo la revoca delle autorizzazioni necessarie all’attività della struttura.

Le licenze revocate

Da diverse settimane il Grand Hotel La Sonrisa è privo delle licenze operative, ritirate dal Comune di Sant’Antonio Abate. Il provvedimento è stato successivamente confermato dal Consiglio di Stato.

La vicenda affonda le radici in una lunga battaglia giudiziaria.

Una sentenza del Tribunale di Torre Annunziata del 2016, confermata in via definitiva dalla Cassazione nel 2024, ha accertato l’esistenza di una lottizzazione abusiva iniziata nel 1979 e proseguita negli anni successivi, con conseguenze sul territorio.

Il futuro dell’area

In seguito alle decisioni della magistratura, edifici, giardini, abitazioni, parcheggi ed eliporto, per una superficie complessiva di circa 44mila metri quadrati, sono stati acquisiti al patrimonio del Comune.

Restano al momento sospese le procedure di sgombero relative ai tre appartamenti occupati dai componenti della famiglia Polese e ad alcuni locali commerciali presenti all’interno del complesso.