Louis Dassilva è stato assolto in primo grado “per non aver commesso il fatto” dall’accusa di aver ucciso la vicina di casa Pierina Paganelli, la 78enne ammazzata con 29 coltellate il 3 ottobre 2023: la sentenza è arrivata nella notte rea il 9 e il 10 giugno dopo 16 ore di camera di consiglio presso la Corte d'Assise di Rimini. Quando la giudice presidente Fiorella Casadei ha letto il dispositivo si è alzato un applauso in aula da parte di sostenitori, familiari e connazionali del 36enne di origini senegalesi. "Oggi finalmente riusciamo a ridare a Dassilva dignità, riusciamo a poter dire tranquillamente che quello che abbiamo sempre sostenuto è condiviso anche dalla Corte d'Assise – ha dichiarato l’avvocato Riario Fabbri, legale dell’imputato – si tratta di un risultato che abbiamo cercato fin dall'inizio, in cui abbiamo creduto, portando degli elementi molto importanti alla Corte; apprezziamo il fatto che hanno accolto le nostre tesi difensive”.

Louis Dassilva scarcerato nella notte

La sentenza ha avuto effetti immediati: dopo due anni Dassilva è stato scarcerato alle 3 del mattino. All’uscita del carcere di Rimini ha subito potuto riabbracciare la moglie Valeria Bartolucci. “Ha vinto la giustizia”, è stata la sua prima dichiarazione da uomo libero ai giornalisti accorsi. Dal canto suo la Bartolucci ha voluto chiarire che la coppia non tornerà più a vivere nel condominio in Via dei Ciclamini, teatro dell’episodio di cronaca nera: “Lì ci son brutti ricordi e brutte persone”, ha spiegato la donna. Nessun commento, invece, da parte dei familiari della vittima presenti in aula, che hanno ascoltato in silenzio la sentenza.

Le ipotesi accusatorie della procura di Rimini

Al termine della lunga camera di consiglio è venuto meno l’impianto accusatorio costruito in due anni di indagini dal pm Daniele Paci con la Squadra Mobile di Rimini. Il processo, durato sette mesi, è stato caratterizzato dall’assenza di prove dirette, come tracce di Dna, impronte o materiale audiovisivo che potesse incastrare l’assassino. Per la procura di Rimini il movente del delitto sarebbe stato da ricercarsi nella relazione tra Dassilva e la nuora della vittima, Manuela Bianchi, che viveva – come tutti i protagonisti di questa storia – nell’edificio in via dei Ciclamini a Rimini. L’imputato avrebbe agito far sì che l’anziana non venisse a scoprire il tradimento ai danni del figlio, Giuliano Saponi, che all’epoca del delitto era ricoverato in ospedale, in seguito a un incidente stradale dai contorni poco chiari, avvenuto cinque mesi prima.

La giuria non ha dato importanza ad alcuni elementi, come il mancato utilizzo del cellulare da parte di Dassilva per 40 minuti la sera del delitto. Inoltre, sembrerebbe non aver dato credito alla testimonianza dell’ex amante dell’uomo, Manuela Bianchi, che aveva detto di averlo incontrato a pochi passi dal corpo della vittima, al momento del suo rinvenimento. “La mia coscienza è serena, perché ho sempre raccontato la verità”, ha commentato la donna, che non era presente in aula al momento in cui la giudice ha letto la sentenza.

La Procura di Rimini ricorrerà in appello

A poche ore dall’epilogo del processo, la Procura di Rimini ha comunicato che ricorrerà in Appello contro l'assoluzione di Dassilva.

Naturalmente si procederà solo una volta depositate le motivazioni, quindi all’incirca tra tre mesi. L’imputato, che non potrà chiedere nessun risarcimento danni fino a quando la vicenda processuale non sarà definitivamente conclusa dopo l’ultimo grado di giudizio, è stato assolto sulla base dell’articolo 530 comma 2 di procedura penale, in pratica la vecchia insufficienza di prove, per non aver commesso il fatto.