NAPOLI, 25 giugno 2026 – L’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia di Martina Carbonaro, la giovane quattordicenne tragicamente uccisa, ha lanciato un accorato appello alla moderazione. L’invito a un comportamento “più pacato e rispettoso” giunge in un momento cruciale, alla vigilia della seconda udienza del processo che vede imputato l’ex fidanzato, Alessio Tucci, accusato del brutale omicidio.
I fatti risalgono al 25 maggio 2025, quando Martina Carbonaro fu ritrovata senza vita in un cantiere abbandonato di Afragola, in provincia di Napoli.
Secondo le accuse, la giovane sarebbe stata colpita a morte con diverse pietre dall’ex compagno. La sua scomparsa iniziale aveva innescato una vasta ricerca, prima che il tragico epilogo venisse alla luce, lasciando la comunità sotto shock.
L’appello dell’avvocato Pisani non è casuale, ma segue le intemperanze e le minacce che hanno caratterizzato la prima udienza, tenutasi lo scorso 19 maggio. In quell’occasione, si sono registrati momenti di forte tensione, con “botta e risposta” e scontri verbali tra le famiglie della vittima e dell’imputato, sia prima dell’inizio che al termine dei lavori. Un clima di tale esasperazione ha reso necessaria la richiesta di un maggiore decoro e rispetto per l’aula di giustizia.
La seconda udienza: testimonianze e procedure
La seconda udienza del processo, attesa per domani, si svolgerà davanti alla seconda sezione della Corte di Assise. Il programma prevede una serie di testimonianze chiave, in particolare quelle degli agenti della polizia giudiziaria. Questi ultimi ebbero un ruolo fondamentale sia nelle fasi iniziali delle ricerche di Martina, quando ancora si sperava di ritrovarla viva dopo la sua segnalazione di scomparsa, sia nelle successive indagini che hanno portato alla ricostruzione dei fatti e all’individuazione del presunto responsabile.
Per garantire un sereno svolgimento del dibattimento ed evitare il ripetersi delle tensioni già osservate, Alessio Tucci, l’imputato, seguirà il processo a suo carico in videocollegamento direttamente dal carcere dove è attualmente detenuto.
Questa misura sottolinea la delicatezza del contesto processuale e la volontà di assicurare che la giustizia possa fare il suo corso in un ambiente il più possibile controllato e rispettoso della memoria di Martina Carbonaro e del dolore dei suoi familiari.