Per il terzo giorno consecutivo, a Palermo sono comparse centinaia di cartoline adesive anonime, indirizzate ai boss condannati per mafia e scarcerati. Dopo i quartieri Uditore‑Passo di Rigano e San Lorenzo, i manifesti sono apparsi anche nell'Acquasanta, roccaforte del clan Galatolo.
Le cartoline riportano lo stesso messaggio: "Ai boss condannati per mafia e scarcerati: bentornati, ci auguriamo che il carcere vi abbia rieducati. Tuttavia se proverete a chiedere il pizzo noi vi denunceremo e voi tornerete in carcere". L'iniziativa segue altre manifestazioni antiracket, con riferimenti ai mafiosi di San Lorenzo Resuttana e manifesti comparsi fra via Uditore e piazza Sant’Alfonso.
Quartieri e figure mafiose
Le affissioni hanno interessato aree storicamente legate a famiglie mafiose: Acquasanta, Uditore‑Passo di Rigano e San Lorenzo. Nel mandamento di Uditore‑Passo di Rigano, un anno fa è tornato in libertà Giovanni Sirchia. Franco Bonura, capo della famiglia mafiosa dell’Uditore, è stato condannato a 18 anni e due mesi, dopo essere tornato in libertà e aver ripreso a gestire affari. Altri padrini di peso scarcerati includono Calogero Lo Piccolo (ex capo mandamento), Pietro Tagliavia (Brancaccio) e Tommaso Di Giovanni (Porta Nuova).
Il messaggio delle cartoline, incentrato sul racket e la denuncia del pizzo, emerge in un periodo di calo delle denunce. Questo declino è probabilmente effetto delle "sventagliate di kalashnikov" che da mesi terrorizzano i commercianti della zona occidentale.
Le cartoline hanno avuto ampia diffusione su media e social.
Iniziative antiracket e Addiopizzo
L'affissione di manifesti anonimi contro il racket non è una novità a Palermo. Il movimento Addiopizzo ha promosso campagne simili, come quella del 28-29 giugno 2004, con i manifesti "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità". Recentemente, Addiopizzo ha svolto volantinaggi tra Tommaso Natale e Sferracavallo per contrastare l’omertà. I responsabili del movimento hanno smentito il coinvolgimento nell’attuale campagna.
Il quartiere dell’Acquasanta, roccaforte del clan Galatolo, è un contesto significativo. Raffaele Galatolo, figura di spicco, è stato arrestato dopo permessi premio per buona condotta.
Le indagini hanno rivelato che, durante i periodi di libertà, gestiva la famiglia mafiosa. Questo rafforza l'idea che i boss non cambiano, e spiega la tendenza di alcuni operatori economici a rivolgersi a loro piuttosto che allo Stato.