Un'operazione dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, su delega della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha portato a una perquisizione nei confronti dell’avvocato Laura Arena. L'intervento si inserisce in una più ampia indagine su presunte tangenti legate all'assegnazione di un appalto da oltre 9 milioni di euro da parte di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). L'appalto riguardava lo smaltimento di terre e rocce da scavo presso una cava a Caserta, un'attività connessa ai lavori dell'Alta Velocità Napoli-Bari.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le somme illecite sarebbero state versate tra il 2024 e il 2025.

I presunti destinatari sarebbero stati Carlo Marino, all’epoca sindaco di Caserta, e Domenico Semplice, dirigente di Rfi e marito dell'avvocato Arena. Marino avrebbe ricevuto circa 200 mila euro tramite l’avvocato Vincenzo Iorio. Semplice, invece, avrebbe incassato circa 500 mila euro attraverso fatture per consulenze ritenute fittizie, emesse dall’architetto Gaetano Sacco e dalla stessa avvocato Arena. Durante le perquisizioni, i carabinieri hanno cercato i presunti contratti falsi nell’abitazione e negli uffici di Laura Arena, ma non li hanno rinvenuti. Gli investigatori ritengono che Arena abbia comunque percepito circa 60 mila euro tramite fatture contestate come fittizie.

L'indagine si allarga: i soggetti coinvolti

L’inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, ha visto l'allargamento del numero di indagati. Oltre a Laura Arena, figurano Domenico Semplice, funzionario di Rfi, l’architetto Gaetano Sacco, e gli imprenditori Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, gestori di cave rispettivamente nel Casertano e in provincia di Foggia. Questi nomi si aggiungono a quelli già emersi nelle scorse settimane: l’ex sindaco Carlo Marino, l’imprenditore Antonio Luserta e l’avvocato Vincenzo Iorio.

La Procura ipotizza che il presunto accordo corruttivo sia nato tra la primavera e l’estate del 2022, nello studio dell’avvocato Iorio. Luserta, necessitando dell’autorizzazione per una cava a Santa Lucia (Caserta) per il conferimento delle terre e rocce da scavo, avrebbe richiesto l’intervento dell’allora sindaco Marino.

Quest'ultimo avrebbe poi interessato il funzionario Rfi Domenico Semplice, che avrebbe favorito l’assegnazione dell’appalto. Le somme contestate a Semplice sarebbero state mascherate attraverso 13 consulenze ritenute inesistenti affidate all’architetto Sacco. Quest’ultimo avrebbe poi bonificato circa 68 mila euro a Laura Arena, giustificati da consulenze legali considerate dagli inquirenti prive di reale contenuto professionale. Ulteriori trasferimenti, per un importo complessivo di circa 366 mila euro, sarebbero confluiti verso società di ingegneria riconducibili a Semplice. Tra i beni contestati, un orologio Rolex di lusso, del valore stimato di circa 80 mila euro, sequestrato durante le perquisizioni.

Appalti Rfi e il contesto dell'inchiesta

L’indagine in corso si concentra in particolare sull'appalto per il conferimento di circa 2 milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo, provenienti dai cantieri della linea ferroviaria Alta Velocità Napoli-Bari, per un valore complessivo di oltre 9 milioni di euro. Le accuse ipotizzano un sistema corruttivo più ampio rispetto a quello inizialmente delineato, coinvolgendo anche gli imprenditori Sferragatta e Bifulco, che avrebbero corrisposto denaro al funzionario Rfi per ottenere commesse legate ai lavori dell'Alta Velocità, seppur per importi inferiori rispetto a quelli contestati a Luserta. Le indagini proseguono per verificare l’eventuale coinvolgimento di ulteriori soggetti e ricostruire l’intero sistema di presunte tangenti. Si ricorda che tutti gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.