La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Napoli ha condotto una vasta operazione notturna che ha smantellato un'organizzazione criminale legata alla fazione Russo-Schiavone del clan dei Casalesi. L'intervento, che ha impiegato duecento uomini, mirava a colpire un sofisticato sistema di riciclaggio e autoriciclaggio dei proventi derivanti da attività illecite, in particolare dallo spaccio di droga.
L'inchiesta ha portato al sequestro di almeno quattordici aziende e beni per un valore complessivo di circa due milioni di euro. Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, ha evidenziato che l'indagine ha «documentato tutta la gamma dei tipici reati delle organizzazioni criminali» e che il «livello probatorio raccolto sia altissimo».
Le attività illecite si concentravano nei settori del turismo, ricreativo e della ristorazione, principalmente nella provincia di Caserta, tra Aversa, Castel Volturno e Casal di Principe, con un'estensione anche nel Napoletano.
Le strategie criminali: estorsioni e infiltrazioni economiche
L'indagine ha rivelato due distinte dimensioni del crimine: quella tradizionale, caratterizzata da estorsioni e dall'impiego di squadre di pestaggio, e quella economica, da sempre considerata un «settore privilegiato» per il clan dei Casalesi, come spiegato dal procuratore aggiunto Michele Del Prete. Tra i beni sottoposti a sequestro figurano gelaterie, bar che offrivano servizi di scommesse, stabilimenti balneari situati tra Castel Volturno e Pineta Grande, orologi di valore e una somma di centomila euro in contanti.
Il capo centro della DIA, Antonio Galano, ha confermato che «sono stati raggiunti tutti gli obiettivi dell'ordinanza e i sequestri operati stanotte sono stati importanti».
La rete mafiosa nel gioco d'azzardo: il caso Palermo
Il riciclaggio di denaro attraverso attività economiche legali, come le agenzie di scommesse, si conferma un fenomeno nazionale. Una recente operazione della Guardia di Finanza di Palermo ha portato all'arresto di otto persone e al divieto di dimora per altre due, accusate di reati di mafia, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. L'inchiesta, coordinata dalla DDA di Palermo, ha svelato gli interessi dei clan mafiosi nel settore dei giochi e delle scommesse sportive, evidenziando le complicità di imprenditori nel riciclaggio.
Sono stati sequestrati beni e attività economiche per oltre quaranta milioni di euro.
Figure chiave dell'indagine sono l'imprenditore Francesco Paolo Maniscalco (già condannato per mafia) e Salvatore Rubino. Le cosche si infiltravano nell'economia legale controllando imprese gestite da uomini di fiducia (Vincenzo Fiore e Christian Tortora) e ottenendo concessioni statali per il gioco. I clan di Porta Nuova e Pagliarelli hanno facilitato l'espansione di agenzie e corner controllati dal mafioso Salvatore Sorrentino, reimpiegando i guadagni per sostenere affiliati detenuti e i familiari del boss Nicolò Ingarao. Le operazioni, pianificate in summit con i vertici di Pagliarelli, hanno permesso di gestire volumi di gioco per circa cento milioni di euro tramite licenze intestate a prestanome.
Tra i beni sequestrati figurano anche un immobile adibito a ufficio amministrativo e un'agenzia di scommesse a Malaspina.
L'operazione ha portato all'arresto di Francesco Paolo Maniscalco, Salvatore Sorrentino, Salvatore Rubino, Vincenzo Fiore e Christian Tortora. Agli arresti domiciliari Giuseppe Rubino, Antonino Maniscalco e Girolamo Di Marzo; divieto di dimora a Palermo per Elio Camilleri e Maurizio Camilleri. Il sequestro preventivo ha interessato il capitale sociale e il complesso aziendale di otto imprese (cinque con concessioni governative) e nove agenzie di scommesse situate in Sicilia, Campania, Lazio e Lombardia, per un valore complessivo di circa quaranta milioni di euro. Duecento militari della Guardia di Finanza hanno eseguito decine di perquisizioni in diverse regioni.