La barca a vela Trotamar III, gestita dalla ONG tedesca CompassCollective, è stata recentemente oggetto di un fermo amministrativo di 45 giorni. Il provvedimento è scattato a seguito di un'operazione di soccorso avvenuta lo scorso 29 giugno, durante la quale l'imbarcazione ha tratto in salvo 25 persone nella zona di ricerca e soccorso (SAR) libica. I naufraghi, una volta a bordo, sono stati poi condotti e fatti sbarcare nel porto di Lampedusa, punto di approdo cruciale nel Mediterraneo centrale.

Le autorità italiane, per la precisione la Prefettura di Agrigento, hanno emesso un ordine di sequestro per la Trotamar III e hanno imposto alla CompassCollective una sanzione amministrativa di 10 mila euro.

La motivazione principale del fermo, come dichiarato dalla stessa organizzazione, risiede nel mancato coinvolgimento del centro di soccorso libico durante le fasi del salvataggio. La ONG ha spiegato che le 25 persone si trovavano a bordo di un gommone in grave difficoltà, che stava imbarcando acqua e presentava il motore in avaria. "Per impedire che annegassero, l'equipaggio ha prontamente evacuato i naufraghi a bordo della nostra imbarcazione", ha precisato la CompassCollective, sottolineando l'urgenza e la necessità dell'intervento diretto.

Le motivazioni della ONG e il rispetto dei diritti umani

Matthias Wiedenlübbert, responsabile delle operazioni di soccorso per la CompassCollective, ha fermamente ribadito la posizione dell'organizzazione.

"Si trattava di vite umane e del rispetto inalienabile dei diritti dei rifugiati", ha dichiarato Wiedenlübbert. Ha inoltre evidenziato come la Libia sia un paese dove i diritti umani vengono "calpestati" e che, di conseguenza, non possa essere considerata un porto sicuro secondo le convenzioni internazionali. "L'estradizione in Libia non era un'opzione praticabile né eticamente accettabile", ha concluso il responsabile, giustificando la scelta di non collaborare con le autorità libiche per la salvaguardia dei naufraghi.

Questo episodio non rappresenta un caso isolato per la CompassCollective. In un frangente precedente, la Trotamar III era già stata sottoposta a un fermo amministrativo nel porto di Lampedusa.

In quell'occasione, l'imbarcazione aveva soccorso 18 persone in acque tunisine. Anche in tale circostanza, la ONG aveva esplicitamente rifiutato di richiedere assistenza alle guardie costiere libiche o tunisine, preferendo invece informare e coordinarsi con i centri di coordinamento dei soccorsi italiano e maltese. Le persone salvate in quel caso provenivano da Bangladesh, Somalia e Sudan e, una volta giunte a Lampedusa, erano state affidate alle autorità italiane competenti.

La missione di CompassCollective nel Mediterraneo

La CompassCollective si configura come un'organizzazione non governativa tedesca con una chiara missione: operare nel Mediterraneo centrale per la ricerca e il soccorso di persone in difficoltà.

L'obiettivo primario dell'associazione è salvare vite umane in mare e assicurare che i diritti fondamentali dei rifugiati e dei migranti siano pienamente rispettati, in accordo con le normative e le convenzioni internazionali vigenti. La scelta costante di non coinvolgere le autorità libiche nei soccorsi è motivata dalla ferma convinzione che la Libia non offra le condizioni di sicurezza necessarie per il ritorno dei naufraghi, rappresentando piuttosto un rischio per la loro incolumità e i loro diritti.

Le operazioni della CompassCollective si concentrano prevalentemente nelle aree SAR al largo delle coste libiche e tunisine. L'attenzione è massima verso le condizioni delle imbarcazioni precarie e la sicurezza delle persone a bordo, spesso in situazioni di estrema vulnerabilità.

L'organizzazione mantiene una stretta coordinazione con i centri di soccorso marittimo sia italiani che maltesi, al fine di garantire sbarchi sicuri e l'assistenza necessaria nei porti designati del Mediterraneo.