Il 14 luglio 2026, il sovraffollamento insostenibile del carcere della Dozza di Bologna e le criticità dell'istituto penitenziario minorile Pratello sono stati al centro della prima iniziativa dell'Alleanza per l'articolo 27, una rete nazionale dedicata a promuovere il diritto alla funzione rieducativa della pena. Le visite, condotte da una vasta coalizione di associazioni e istituzioni, hanno evidenziato una situazione allarmante, in particolare per la Dozza.
Alla Dozza, i dati raccolti mostrano la presenza di 828 detenuti, un numero ben superiore alla capienza regolamentare di 480 posti, ulteriormente ridotta dai lavori di ristrutturazione in corso.
Tra questi, 433 persone sono identificate come tossicodipendenti. Le principali preoccupazioni riguardano il sovraffollamento, le elevate temperature estive, la carenza di ventilatori e le precarie condizioni dell'infermeria. Le associazioni e i sindacati della polizia penitenziaria hanno inoltre denunciato difficoltà nella somministrazione delle cure e una grave carenza d’acqua, aggravata dall’assenza di condizionatori, rendendo le condizioni di vita e lavoro insostenibili per detenuti e personale.
La situazione al Pratello e i trasferimenti
Diversa appare la situazione all'istituto minorile Pratello, dove i lavori di ristrutturazione hanno comportato una progressiva riduzione della capienza.
Entro la settimana, i posti disponibili saranno 22. Al momento della visita, la struttura ospitava 26 ragazzi, di cui 15 minori e 11 giovani adulti. Dal primo marzo, 54 persone sono state trasferite: circa la metà ha beneficiato di misure alternative, mentre l'altra metà è stata destinata ad altri istituti penali per minorenni. Due giovani adulti sono stati trasferiti in carceri per adulti per motivi disciplinari, in applicazione del decreto Caivano.
Le voci delle istituzioni e della società civile
Emily Clancy, vicesindaca di Bologna, ha sottolineato l'importanza di un carcere non isolato dalla comunità: “La città vuole entrare nel carcere, che non deve essere visto come un luogo separato”. Ha ribadito l'obiettivo di coinvolgere la cittadinanza e di vigilare affinché al Pratello, anche dopo la ristrutturazione, si mantengano condizioni compatibili con la capienza e con un'effettiva attività trattamentale.
La vicesindaca ha tuttavia espresso maggiore preoccupazione per la Dozza, dove il sovraffollamento è ormai strutturale.
Antonio Ianniello, Garante dei detenuti del Comune di Bologna, ha definito i numeri attuali “non più sostenibili”, evidenziando la necessità di “interventi deflattivi da parte del decisore politico” per evitare un “ulteriore peggioramento delle condizioni detentive”. Alla visita ha partecipato anche l'attore Alessandro Bergonzoni, che ha lanciato un appello alla cittadinanza: “Noi cittadini non siamo garanti dei detenuti, ma dovremmo sentirci coinvolti. Le colpe vanno scontate ma non possono passare attraverso condizioni che diventano una forma di tortura”.
Le iniziative nazionali e le condizioni strutturali
Le visite alle carceri bolognesi si inseriscono in un contesto più ampio di iniziative nazionali. Associazioni come il Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, le Acli, Arci, Cgil, Libera e Antigone hanno condotto sopralluoghi in 30 città italiane con l'obiettivo di verificare le condizioni di vita dei detenuti. Alla Dozza, in particolare, la situazione è stata giudicata critica per la combinazione di temperature molto elevate, assenza di condizionatori e carenza d’acqua, oltre a persistenti difficoltà igienico-sanitarie e nella promozione di percorsi di reinserimento sociale e lavorativo. Al termine delle visite, le delegazioni hanno incontrato la stampa a Palazzo d’Accursio e alla Camera del lavoro per divulgare le osservazioni e discutere le misure necessarie a garantire condizioni di detenzione sicure e civili, in linea con il dettato costituzionale.