Le procure di Liguria e Massa sono le prime in Italia ad applicare le indicazioni della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) per le indagini su possibili abusi delle forze dell'ordine. Un protocollo, firmato il 18 giugno dal procuratore generale Enrico Zucca e dai procuratori del distretto, stabilisce che le inchieste su presunti abusi non saranno più gestite da organi con relazioni istituzionali o gerarchiche con i sospetti. Il documento copre reati da tortura a comportamenti dolosi, fino a reati colposi con forza o coercizione non proporzionata, se letali.

L'iniziativa mira a evitare deleghe investigative con relazioni istituzionali o gerarchiche tra investigatori e sospetti, poiché nemmeno il PM garantirebbe imparzialità in situazioni di conflitto di interesse. Il protocollo prende spunto dalle condanne subite dall’Italia per il mancato rispetto degli articoli 2 e 3 della Cedu, per l’assenza di normativa sulla tortura e la scarsa collaborazione della polizia in casi come l'assalto alla scuola Diaz.

Indagini indipendenti e imparzialità

Il protocollo propone valutazioni di contesto: atti invasivi (es. cimici) non possono essere delegati ad altri corpi. La misura non è sfiducia verso i singoli, ma risponde alla necessità di gestire fenomeni oggettivi nelle forze di polizia, garantendo l’immagine di imparzialità dell’indagine verso collettività e vittime.

Il procuratore generale Enrico Zucca, già noto per aver indagato i vertici della polizia per i fatti della scuola Diaz, ha ribadito l'importanza di prevenire conflitti di interesse.

L'inchiesta sulla polizia locale di Genova

Le recenti indagini della procura di Genova hanno portato all’iscrizione di altri dieci agenti della polizia locale di Genova tra gli indagati (falso, peculato, calunnia). Questi si aggiungono ai quindici già coinvolti un anno fa sul nucleo sicurezza urbana. Le indagini sono partite da denunce di vittime di operazioni con metodi non ordinari: ammanchi di denaro non verbalizzato e resistenza inventata per un fermo. Il totale degli agenti indagati è salito a venticinque. L'inchiesta originaria, nata dalla denuncia di due vigilesse, aveva rivelato una chat interna (“Quei bravi ragazzi”) e tre episodi di pestaggi a danno di giovani stranieri, uno minorenne, durante controlli.