La giunta comunale di Genova ha approvato linee di indirizzo straordinarie per la tutela della salute e della sicurezza dei rider operanti sul territorio durante l’attuale emergenza caldo. Tra le misure adottate, figura un invito esplicito alle aziende di delivery a riconsiderare gli orari di consegna, suggerendo di evitare la fascia oraria tra le 12 e le 16. Questa decisione, resa nota il 30 luglio 2026, ha suscitato l'irritazione dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, che lamentano il mancato coinvolgimento nella definizione delle misure.
I rappresentanti sindacali hanno prontamente etichettato l’invito rivolto alle imprese come “superfluo e propagandistico”, oltre che “dannoso per i lavoratori”.
Attraverso una nota congiunta, le sigle hanno ribadito che “la propaganda fine a se stessa non serve: occorrono soluzioni condivise con chi conosce la materia, altrimenti si danneggiano lavoratori già fragili e sottopagati. Invitiamo il Comune a non promuovere provvedimenti confusi e raffazzonati senza un serio approfondimento e un sostegno che garantisca il reddito dei lavoratori coinvolti”.
Le richieste sindacali per una tutela effettiva
Le organizzazioni sindacali insistono sulla necessità di affrontare le problematiche dei rider in maniera complessiva e strutturale, piuttosto che attraverso iniziative dall'“appeal comunicativo” limitato. Tra le proposte avanzate già nei mesi scorsi, spiccano l’incremento delle cosiddette “case dei rider”, il potenziamento dei servizi offerti e un generale miglioramento delle condizioni di comfort.
I sindacati evidenziano che “i lavoratori del delivery hanno bisogno di strutture, punti di ristoro rinfrescati, informazioni chiare e di sostegno per le loro necessità”.
La Nidil Cgil ha espresso una posizione particolarmente critica, avvertendo che “le linee di indirizzo approvate dalla Giunta rischiano di essere controproducenti”. Secondo la sigla, “invitare un rider a non lavorare durante le ore di caldo estremo, senza affrontare il tema della continuità del reddito, significa chiedergli di scegliere tra la propria salute e il proprio sostentamento”. La Nidil sottolinea che il provvedimento potrebbe rivelarsi un autogol qualora non venga messo in discussione il modello di organizzazione del lavoro imposto dalle piattaforme digitali.
Interventi regionali: l'esempio dell'Emilia-Romagna
Il tema della tutela dei lavoratori esposti al caldo estremo è stato affrontato anche in altre regioni italiane. L'Emilia-Romagna, ad esempio, ha introdotto un’ordinanza anti-caldo che vieta il lavoro con esposizione prolungata al sole tra le 12.30 e le 16.00 nei giorni di “bollino rosso”. Il provvedimento, in vigore fino al 15 settembre, tutela anche i rider, imponendo alle aziende di considerare il rischio calore nei parametri di calcolo di tempi e distanze di consegna. L'ordinanza prevede inoltre la possibilità di anticipare o posticipare di un’ora l’inizio delle attività nei cantieri edili e affini, con deroghe ai regolamenti comunali per le attività rumorose temporanee. L'obiettivo è garantire la massima protezione dai cambiamenti climatici, specialmente per chi lavora all'aperto.