Una campagna di segnalazioni online ha suscitato allarme a Milano il 18 luglio 2026, invitando a censire la presenza di cittadini israeliani o ebrei in strutture ricettive e attività commerciali. L'iniziativa si manifesta attraverso un link diffuso via chat, che conduce a un modulo da compilare con l'obiettivo dichiarato di realizzare una “mappatura del turismo sionista”.

La Comunità ebraica di Milano ha espresso profonda preoccupazione per questa iniziativa. Il presidente Walker Meghnagi ha denunciato: “Io penso che stiamo tornando agli anni Trenta, alla caccia all'ebreo”.

Meghnagi ha evidenziato come la facilità di diffusione del modulo online possa amplificare il rischio, rendendo la minaccia non solo simbolica ma potenzialmente concreta. Ha sottolineato che “mappare dove ci sono gli ebrei è gravissimo” e ha chiesto un intervento deciso della magistratura. La Comunità ebraica ha già provveduto a trasmettere il questionario alle autorità competenti, auspicando l'adozione di urgenti provvedimenti.

Le reazioni e le richieste di intervento

Il presidente Meghnagi ha ulteriormente evidenziato la gravità della situazione, sottolineando il rischio che anche cittadini italiani possano essere oggetto di segnalazione. “Se un italiano va in vacanza in Italia è il colmo che venga segnalato”, ha osservato.

Ha inoltre sollevato una questione sugli investimenti, notando come capitali provenienti da Israele possano essere contestati, mentre quelli di altri Paesi non suscitano analoghe reazioni. Meghnagi ha insistito sul fatto che il problema trascende il semplice questionario, riguardando una sottovalutazione dell’antisemitismo contemporaneo. “Alcuni partiti dicono che tutti devono professarsi subito antifascisti, ma non si rendono conto che questo è il nuovo fascismo”, ha affermato, lanciando un appello affinché tutti i partiti prendano una posizione chiara contro l'iniziativa.

Anche l’associazione Sinistra per Israele Due Popoli Due Stati è intervenuta sulla vicenda, chiedendo l'immediato ritiro del questionario.

L’associazione ha descritto la raccolta di dati come avente “una natura discriminatoria e intimidatoria” e ha sollecitato una verifica da parte del Garante per la Protezione dei Dati Personali e delle altre autorità competenti. Parallelamente, il sottosegretario di Stato Alessandro Morelli ha condannato il modulo, definendolo “aberrante”, e ha annunciato la sua intenzione di presentare una denuncia contro ignoti. Morelli ha parlato di un “clima orribile che riporta ai tempi bui del nazifascismo” e ha invocato una condanna unanime da parte della politica nei confronti di quella che ha definito “un’iniziativa razzista”.

Il ruolo del Garante per la Protezione dei Dati Personali

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali è l’autorità indipendente italiana preposta a tutelare i diritti e le libertà fondamentali degli individui nel trattamento dei dati personali.

Questo ente ha piena competenza su tutte le attività di raccolta e gestione dei dati svolte sia da soggetti pubblici che privati sul territorio italiano. Il suo compito primario è vigilare sulla corretta applicazione della normativa in materia di privacy e intervenire prontamente in caso di accertate violazioni.

La richiesta di intervento rivolta al Garante, avanzata dall’associazione Sinistra per Israele Due Popoli Due Stati, rientra pienamente nelle sue funzioni istituzionali. L'autorità può infatti avviare istruttorie e adottare provvedimenti specifici nei confronti di iniziative che presentino rischi significativi per i diritti e le libertà delle persone coinvolte, garantendo la protezione dei dati personali e contrastando pratiche discriminatorie.