Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Salerno ha disposto la misura cautelare in carcere per Ridha Rahmounim, cittadino tunisino di 26 anni, accusato dell'omicidio del giornalista Luigi 'Luca' Esposito. La decisione è giunta dopo l'udienza di convalida del fermo, a seguito dell'arresto di Rahmounim nella notte tra venerdì e sabato. Il corpo di Esposito è stato ritrovato senza vita e bruciato a Eboli.

Il giudice, confermando il quadro accusatorio, ha contestato a Rahmounim il reato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalla premeditazione, oltre alla soppressione di cadavere.

Durante l'udienza, Rahmounim, assistito da un interprete, ha dichiarato di aver frequentato la vittima per alcune settimane, comunicando tramite un traduttore digitale. Ha indicato come movente del delitto ragioni di carattere religioso, affermando che "i musulmani non possono avere rapporti fuori dal matrimonio". Ha ammesso di aver colpito Esposito a mani nude e, ritenendolo morto, di avergli poi dato fuoco.

L'udienza e le indagini

L'udienza di convalida è durata circa un'ora. L'avvocato difensore di Rahmounim ha evidenziato che restano da chiarire alcuni aspetti tecnici riguardanti la morte e la dinamica dell'evento, i quali potrebbero influire sull'attuale capo di imputazione. Al momento, non sono emerse prove che indichino il coinvolgimento di terzi nell'omicidio del giornalista.

Le indagini, coordinate dai Carabinieri sotto la guida del pubblico ministero Alessandro Di Vico, hanno riscontrato la presenza di lesioni da violenza sul corpo della vittima e l'utilizzo di sterpaglie per appiccare il fuoco. È stato inoltre confermato che tra Esposito e Rahmounim vi era stato un incontro programmato in contrada Cioffi, come dimostrato dai contatti telefonici intercorsi tra i due prima del tragico ritrovamento.