Una polemica è scoppiata a Viterbo il 25 luglio 2026 per la ricomparsa della scritta “Opera Balilla” sulla facciata restaurata del Liceo Classico Mariano Buratti, in via Tommaso Carletti. L’edificio, oggi intitolato al partigiano eroe e martire Mariano Buratti, fu inizialmente sede dell’Opera Nazionale Balilla e poi della Gioventù Italiana del Littorio (GIL). La scritta, emersa durante lavori di restauro con fondi PNRR e supervisionati dalla Soprintendenza, è stata segnalata da Tusciaweb, riportando alla luce la storia dell’immobile. La decisione della Provincia di Viterbo e della Soprintendenza di conservare l’iscrizione storica, seppur con una “ricalibratura cromatica” per ridurne la visibilità, ha scatenato un acceso dibattito, culminato in un sit-in davanti alla scuola.

Organizzato dall’ANPI provinciale con studenti e diverse realtà civili, ha visto centinaia di partecipanti, tra cui il presidente dell’ANPI Viterbo Enrico Mezzetti, il vicepresidente del Consiglio regionale Enrico Panunzi (PD) e il nipote di Mariano Buratti, Paolo Bianchini, che si è incatenato al cancello dichiarando: “Rimarrò qui incatenato fino a che la scritta non sarà cancellata.”

La figura di Mariano Buratti e la Resistenza

Il Liceo Classico Mariano Buratti onora una figura centrale della Resistenza viterbese e italiana. Mariano Buratti, nato a Bassano Romano nel 1902, fu insegnante e militare. Dopo l’armistizio, passò alla clandestinità, fondando sui monti Cimini la “banda Buratti”. Catturato, detenuto a Regina Coeli, fu fucilato a Forte Bravetta.

Alla sua memoria fu conferita la medaglia d’oro al valor militare.

Memoria storica e mobilitazione cittadina

La data del 25 luglio per la manifestazione ha un forte valore simbolico, che ricorda la destituzione di Benito Mussolini nel 1943, inizio della caduta del regime fascista. Gli organizzatori hanno così voluto enfatizzare l’importanza della memoria storica e dei valori democratici, specialmente davanti a un istituto intitolato a un protagonista della lotta di Liberazione.

Numerose associazioni e realtà del territorio hanno aderito alla protesta. I promotori, ritenendo la scritta incompatibile con il valore simbolico dell’istituto – simbolo di cultura e memoria democratica – ne hanno chiesto la rimozione, alimentando un un intenso dibattito civile. Il sit-in, culmine della mobilitazione, potrebbe riaprire il confronto tra istituzioni, scuola e associazioni sul futuro dell’iscrizione e dell’intervento di restauro.