Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato le quattro misure cautelari e l'aggravante del metodo mafioso per gli accusati dell'attentato al conduttore televisivo Sigfrido Ranucci. L'episodio, avvenuto il 16 ottobre 2025, vede coinvolti quattro individui, i quali restano in carcere come stabilito dal provvedimento giudiziario.

La decisione del Riesame respinge le istanze presentate dagli avvocati difensori, che avevano richiesto l'annullamento della custodia cautelare e una revisione dell'ipotesi accusatoria di associazione per delinquere con metodo mafioso.

La conferma riguarda sia la detenzione che la specifica aggravante contestata agli imputati.

Al centro dell'inchiesta figurano Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Attualmente, Passariello, Mutone e D’Avino sono detenuti in carcere, mentre De Filippis si trova agli arresti domiciliari, una distinzione mantenuta anche dopo la pronuncia del tribunale.

Il dibattito sulle prove e le argomentazioni della difesa

Durante le udienze, le difese hanno sollevato forti criticità riguardo alla solidità del quadro indiziario. Un punto focale della contestazione ha riguardato l'interpretazione dei dati delle celle telefoniche, che, secondo i legali, non costituirebbero una prova inequivocabile della presenza degli indagati sul luogo dell'attentato.

Questa argomentazione mirava a indebolire le basi delle misure cautelari.

Il pubblico ministero Edoardo De Santis ha invece fermamente sostenuto l'attendibilità e la robustezza delle prove raccolte. In particolare, il PM ha evidenziato il valore delle intercettazioni e degli altri dati telefonici come elementi cruciali a supporto dell'accusa, ritenendoli sufficienti a dimostrare la colpevolezza e la necessità delle misure restrittive.

Nel corso delle discussioni, è stato fatto un breve riferimento al nome del faccendiere Lavitola, sospettato di essere il mandante dell'attentato. Tuttavia, l'udienza non è entrata nel dettaglio del movente che avrebbe spinto all'azione criminale, mantenendo il focus sulle responsabilità degli esecutori materiali.

La funzione del Tribunale del Riesame

Il Tribunale del Riesame di Roma, in qualità di organo giudiziario collegiale, ha il compito di esaminare la legittimità delle misure cautelari applicate durante la fase delle indagini preliminari. La sua funzione è cruciale per garantire un controllo giurisdizionale sulle privazioni della libertà personale, valutando sia le richieste della procura sia le istanze di annullamento o modifica presentate dalle difese.

In questo specifico caso, la conferma dell'aggravante del metodo mafioso assume un'importanza significativa nell'inquadramento giuridico dell'attentato. Tale decisione, stabilita dall'autorità giudiziaria romana, rafforza l'impianto accusatorio e sottolinea la gravità del contesto in cui si è verificato l'episodio. Le indagini proseguono per approfondire ulteriori aspetti organizzativi e per identificare eventuali altre responsabilità.