L'Ufficio di Sorveglianza di Torino ha rigettato l'istanza di scarcerazione presentata dai legali di Mario Roggero, l'orefice di Grinzane Cavour. La decisione, comunicata il 22 luglio 2026, conferma la permanenza in carcere per Roggero, attualmente detenuto presso la casa circondariale di Torino. L'uomo è stato condannato a 17 anni e 4 mesi di reclusione in un precedente grado di giudizio, con la sentenza definitiva ancora attesa.
La richiesta di libertà era stata avanzata dalla difesa di Roggero in vista della sentenza definitiva, ma il tribunale ha stabilito l'assenza dei presupposti legali per l'applicazione di una misura alternativa alla detenzione.
I fatti che hanno portato alla condanna risalgono all'aprile 2021, quando Roggero fu condannato in primo grado per l'uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo malvivente, eventi verificatisi durante un tentativo di rapina nella sua gioielleria a Grinzane Cavour.
Le motivazioni del rigetto dell'istanza di scarcerazione
Nel motivare il proprio rigetto, l'Ufficio di Sorveglianza di Torino ha evidenziato come "non siano emersi elementi nuovi tali da giustificare la concessione della scarcerazione". Nonostante la difesa avesse argomentato a favore della libertà di Roggero, citando la sua condotta collaborativa e l'assenza di un concreto pericolo di fuga, il tribunale ha fermamente ribadito la necessità di mantenere la custodia cautelare in carcere, ritenendola l'unica misura adeguata allo stato attuale del procedimento giudiziario.
Il contesto della condanna e l'ampio dibattito pubblico
Mario Roggero è stato condannato a 17 anni e 4 mesi di reclusione per i reati di omicidio volontario e tentato omicidio, in riferimento ai tragici eventi verificatisi nella sua gioielleria a Grinzane Cavour. L'episodio ha generato una vasta attenzione mediatica a livello nazionale e un significativo dibattito pubblico sulle tematiche della legittima difesa. Nonostante l'istanza di scarcerazione presentata dalla difesa in attesa della sentenza definitiva, la decisione del tribunale ha confermato il mantenimento della misura restrittiva, sottolineando la gravità dei fatti contestati.