Quattro individui sono stati posti in stato di arresto con l'accusa di aver preso parte al tentato assalto a un portavalori, un episodio avvenuto il 27 ottobre 2025 lungo l’autostrada A14, nelle immediate vicinanze di Porto Recanati, in provincia di Macerata. L’operazione, frutto di una sinergica azione tra la Polizia di Stato e i Carabinieri, è scattata in seguito all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare da parte della Procura di Ancona, supportata attivamente dalla Procura Antimafia.
I quattro soggetti fermati, tutti con precedenti penali e originari della Puglia, con età comprese tra i 45 e i 58 anni, devono rispondere di accuse gravi: tentata rapina, tentato omicidio e ricettazione.
A queste si aggiunge l’aggravante del metodo mafioso, un elemento che sottolinea la particolare efferatezza e organizzazione del gruppo criminale. Il commando, stimato in almeno dieci persone, aveva messo in atto un piano estremamente violento e ben congegnato.
Le modalità dell'assalto in A14
L'azione criminale si è svolta con l'utilizzo di cinque veicoli rubati. Gli assalitori hanno bloccato la carreggiata autostradale con un autoarticolato, rendendo impossibile il transito, e hanno disseminato chiodi sulla strada per fermare eventuali inseguitori o veicoli di passaggio. Successivamente, hanno aperto il fuoco con armi automatiche, tra cui diversi kalashnikov, creando un clima di terrore. L’obiettivo primario era un furgone blindato della società Vedetta 2 Mondialpol, che in quel momento trasportava una somma ingente, pari a circa 2,9 milioni di euro.
Durante il tentativo di rapina, il gruppo ha anche cercato di forzare e far esplodere una cassaforte custodita all’interno del furgone blindato, utilizzando un ordigno. Tuttavia, l'intento criminale non è stato portato a termine, e il colpo è fallito. È importante ricordare che, nell’immediatezza dei fatti, altre tre persone erano già state arrestate in flagranza, fornendo un primo riscontro alle forze dell'ordine. Le indagini successive, meticolosamente coordinate dalla Procura di Ancona e dalla Procura Antimafia, hanno consentito di identificare ulteriori responsabili e di ricostruire con precisione le diverse fasi dell'azione criminosa.
Sviluppi giudiziari e il ruolo delle Procure
Per tre degli arrestati, identificati come Savino Pugliese, Giuseppe Rubbio e Savino Costantino, l’udienza preliminare è stata fissata e successivamente rinviata al prossimo 9 settembre.
Le contestazioni a loro carico si sono ampliate, includendo anche il porto e la detenzione illegale di armi, munizioni o esplosivi, la falsificazione delle targhe dei veicoli utilizzati e l'interruzione di pubblico servizio. Anche in questi casi, è stata riconosciuta l'aggravante dell’agevolazione e del metodo mafioso. Durante il processo, il giudice sarà chiamato a valutare la competenza territoriale del caso, decidendo se spetti alla Distrettuale di Ancona o a quella di Bari.
L’intera operazione ha evidenziato una proficua collaborazione tra diverse istituzioni: la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri e la Direzione Distrettuale Antimafia. La Procura di Ancona ha svolto un ruolo centrale nel coordinamento delle attività investigative, mentre la Procura Antimafia ha fornito un supporto fondamentale, in particolare per quanto concerne le aggravanti legate alla criminalità organizzata.
Le indagini sono tuttora in corso con l'obiettivo di identificare eventuali altri membri del commando che hanno partecipato al tentato assalto e di chiarire ogni aspetto residuo di questa complessa vicenda criminale.