L'associazione Antigone ha sollevato gravi preoccupazioni riguardo alle condizioni della casa circondariale di Brissogne, in Valle d'Aosta. A seguito di una visita nell'istituto, l'organizzazione, da sempre impegnata nella tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, ha evidenziato la necessità di interventi di ristrutturazione significativi a causa delle numerose criticità manutentive riscontrate nella struttura.
Struttura e servizi: un quadro preoccupante
L'istituto di Brissogne ospita attualmente 148 detenuti: 135 nel circuito di media sicurezza, 13 nella sezione dedicata ai collaboratori di giustizia e 5 nella sezione transito.
Tra questi, si contano 16 giovani adulti. Le indagini di Antigone hanno rivelato che le docce, sebbene interessate da lavori di rifacimento, presentano ancora serie problematiche: dai miscelatori fuoriesce esclusivamente acqua molto calda, costringendo i detenuti a lasciarla scorrere continuamente per raggiungere una temperatura tollerabile, anche quando non utilizzate, per evitare ustioni. È stata inoltre segnalata una scarsa qualità dell'acqua potabile: numerosi detenuti hanno riferito di essere costretti a consumare l'acqua del rubinetto, lamentando in alcuni casi l'insorgenza di disturbi intestinali, a causa dell'assenza di risorse economiche per acquistare acqua in bottiglia.
Le attività trattamentali e lavorative all'interno della struttura sono state definite estremamente limitate.
Sono operativi un panificio-biscottificio e un servizio lavanderia, che impiegano rispettivamente solo una e due persone detenute. Le opportunità occupazionali risultano quindi drasticamente ridotte rispetto alla popolazione carceraria complessiva. Particolarmente critica è la situazione della sezione transito, dove circa la metà degli spazi è risultata inagibile e le condizioni igienico-sanitarie appaiono gravemente compromesse, nonostante al momento della visita ospitasse cinque persone. A ciò si aggiunge la segnalazione della presenza di topi sia all'interno dell'istituto che nelle aree destinate ai passeggi.
Carenze organizzative e accuse di mobbing
Alle problematiche strutturali e igieniche si sommano gravi criticità organizzative e di gestione del personale.
Una segnalazione pervenuta ai sindacati di categoria, firmata da sei agenti di polizia penitenziaria, ha denunciato presunti episodi di mobbing. Le accuse riguardano tre superiori gerarchici, due dei quali, pur essendo stati assegnati ad altro incarico, continuano a ricoprire ruoli di responsabilità. Tra le condotte segnalate vi sarebbero toni aggressivi, contatti fisici non appropriati, lancio di oggetti, l'uso del rapporto disciplinare con finalità ritorsive e l'assegnazione di turni di lavoro particolarmente gravosi. È stato inoltre evidenziato un uso improprio dei sistemi di videosorveglianza, con un monitoraggio costante delle attività lavorative, generando un clima di paura e controllo.
La situazione del personale è ulteriormente aggravata da una carenza di organico significativa, con trenta agenti in meno rispetto a quanto previsto. A ciò si aggiunge la presenza di una direttrice in reggenza temporanea, Claudia Piscione Kivel Mazuy, il cui incarico principale è la gestione della Casa circondariale di Verbania, situata a quasi 190 chilometri di distanza. Il sindacato autonomo di polizia penitenziaria ha richiesto un'ispezione straordinaria e un immediato avvicendamento nelle funzioni di comando per affrontare la complessa situazione.