La Cisl Basilicata, per voce del suo segretario generale Vincenzo Cavallo, ha lanciato un forte appello per una “riflessione approfondita e scevra da posizioni ideologiche” in merito ai Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). L'intervento del sindacato giunge in seguito alla tragica morte di un giovane migrante, trattenuto nel CPR di Palazzo San Gervasio, situato in provincia di Potenza. Cavallo, in una nota ufficiale diffusa dall’ufficio stampa, ha sollecitato una rapida e completa chiarezza sulle circostanze che hanno condotto al decesso del giovane tunisino e sulle successive proteste esplose all'interno della struttura detentiva.

Richiesta di verifiche e tutela dei diritti umani

Il segretario della Cisl ha enfatizzato l'importanza di non tollerare “ulteriori ombre sulla gestione del centro e sul rispetto dei diritti umani” delle persone trattenute. Vincenzo Cavallo ha evidenziato come questo rappresenti il secondo episodio di tale gravità nel giro di pochi anni, un fatto che impone a tutti, senza esclusione alcuna, una profonda riflessione per prevenire il ripetersi di simili tragedie. Per questo motivo, la Cisl ha esortato le autorità competenti a condurre verifiche rigorose sulle condizioni di vita all'interno del centro e ad accertare con precisione le responsabilità del caso.

Il contesto del CPR di Palazzo San Gervasio

Il Centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio ha una storia complessa: istituito nel 2011 come tendopoli per gestire l'emergenza migratoria dal Nordafrica, si è progressivamente trasformato in una vera e propria struttura detentiva. Attualmente, è caratterizzato da celle e da un muro di cinta costantemente sorvegliato da personale militare. Il centro ospita oltre un centinaio di persone in attesa di espulsione. Le informazioni disponibili rivelano una carenza strutturale significativa: non sono presenti spazi comuni né una mensa, con il cibo che viene distribuito direttamente all'interno delle celle. Inoltre, la presenza di personale sanitario è estremamente limitata rispetto all'elevato numero di trattenuti, mentre si registra una cospicua presenza di forze di polizia.

La struttura è stata in passato e continua ad essere teatro di proteste e, purtroppo, anche di atti di autolesionismo. Dopo la recente morte del giovane migrante, la tensione è sfociata in manifestazioni di dissenso da parte degli altri reclusi, che hanno provocato l'incendio di alcuni moduli prefabbricati. Le autorità hanno avviato indagini approfondite per determinare le esatte cause del decesso e ricostruire la dinamica degli eventi che hanno portato a queste violente proteste.

Appello per legalità e rispetto dei diritti

Nonostante la Cisl abbia in passato espresso dubbi sulla reale efficacia di queste strutture detentive, Vincenzo Cavallo ha ribadito l'appello alle forze politiche e sociali della regione Basilicata.

L'obiettivo è avviare un confronto serio e in modo lucido su come sia possibile tenere insieme i principi di legalità e il fondamentale rispetto dei diritti umani. Il segretario ha concluso il suo intervento sottolineando l'imperativa necessità di impedire che episodi così drammatici possano ripetersi in futuro, promuovendo un approccio più umano e trasparente nella gestione dei CPR.