L'avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci, ha rilasciato dichiarazioni significative, dipingendo il suo assistito come vittima di una complessa e grave serie di eventi. Secondo De Vita, Ranucci sarebbe stato colpito da un attentato, da un tradimento e da una strumentalizzazione orchestrata da un amico. A questa difficile situazione si aggiunge una "massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico", che ha cercato di alterare la percezione pubblica della sua figura. Le parole del legale giungono in un momento di forte e diffusa attenzione mediatica e pubblica sulle vicende che hanno coinvolto il noto giornalista d'inchiesta.

Le gravi accuse del legale e il contesto dell'attentato

Nelle sue affermazioni, De Vita ha ribadito con forza: "Sigfrido Ranucci è tre volte vittima, di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico in un delirante teatro della follia (se i fatti verranno definitivamente accertati) e, in ultimo, con forse maggiore gravità di una massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico che con congetture e insinuazioni ha cercato di trasformare la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell'attentato". Questo scenario drammatico si riferisce all'attentato avvenuto nell'ottobre del 2025, quando un ordigno esplosivo fu piazzato all'esterno dell'abitazione di Ranucci, generando allarme e sconcerto.

Il legale ha inoltre posto l'accento sull'attesa per gli sviluppi giudiziari, in particolare riguardo al giudizio nei confronti di coloro che sono stati denunciati per diffamazione aggravata. Queste persone sono accusate di aver contribuito in modo consapevole e attivo alla violenta azione denigratoria contro la figura di Ranucci, un'azione che, secondo De Vita, rappresenta un pericolo non solo per il giornalista ma anche per la democrazia stessa, al pari di un attentato.

Il legame tra Ranucci e l'imprenditore Valter Lavitola

L'indagine sull'attentato ha inevitabilmente portato alla luce e sotto i riflettori il rapporto tra Sigfrido Ranucci e l'imprenditore Valter Lavitola. La loro amicizia, iniziata nel 2019 dopo un incontro in un ristorante nel quartiere di Monteverde, si era rapidamente trasformata in un legame molto stretto, caratterizzato da un'intensa frequentazione e da telefonate quasi quotidiane.

Nonostante le successive indagini che hanno coinvolto Lavitola, Ranucci ha pubblicamente mantenuto e difeso la loro amicizia, seppur con l'espressione di alcune riserve e timori.

Dal canto suo, Lavitola ha fermamente negato qualsiasi suo coinvolgimento nell'attentato, rilasciando dichiarazioni in diverse occasioni. Successivamente, l'imprenditore ha scelto di mantenere il silenzio, motivando tale decisione con la volontà di non interferire in alcun modo con le indagini in corso. Ha espresso l'intenzione di attendere il momento opportuno, una volta ottenuto il via libera dalla Procura e dal suo avvocato, per fornire la sua versione completa dei fatti. In un commento intriso di ironia sulla propria situazione legale, Lavitola ha scherzato affermando di essere rimasto con l'avvocato d'ufficio, poiché il suo legale non lo difenderebbe più.