A settant’anni dalla tragedia di Marcinelle, il Museo nazionale dell’emigrazione italiana (Mei) presenta un nuovo video dedicato alla memoria di uno degli eventi più drammatici nella storia dell’emigrazione italiana. L’8 agosto 1956, nella miniera di Bois du Cazier in Belgio, persero la vita 262 lavoratori, di cui 136 italiani. Questa data, dal 2001, è riconosciuta come Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, simbolo del prezzo altissimo pagato da migliaia di uomini in cerca di un futuro migliore.

Il documentario, arricchito da immagini originali dell’archivio Istituto Luce, partner del Mei, narra la vicenda di Marcinelle nel più ampio contesto dell’emigrazione del secondo dopoguerra.

Attraverso dati e testimonianze, il video pone l’accento sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, un tema di stringente attualità. Paolo Masini, presidente della Fondazione Mei, ha sottolineato: “Marcinelle non appartiene soltanto alla storia dell’emigrazione italiana, è una pagina fondamentale della storia civile del nostro Paese e di un’Europa che con fatica abbiamo saputo costruire e che abbiamo il dovere di preservare. Ricordare quella tragedia significa restituire un volto e una voce a uomini che lasciarono l’Italia in cerca di un futuro migliore e che pagarono un prezzo altissimo con il proprio lavoro, come succede ancora oggi anche a tanti immigrati nel nostro Paese. Ma significa anche ricordarci che il tema della sicurezza è ancora pesantemente attuale”.

Marcinelle: memoria e sicurezza sul lavoro

Il documentario del Museo nazionale dell’emigrazione italiana collega la catastrofe di Marcinelle ai recenti, gravi incidenti sul lavoro che hanno segnato l’Italia. Vengono richiamati eventi come quelli alla Thyssenkrupp di Torino, sulla rete ferroviaria di Brandizzo, nella centrale idroelettrica di Suviana e le tragedie che coinvolgono i braccianti immigrati. I dati evidenziano che ogni anno nell’Unione Europea si contano circa 3.000 vittime di incidenti sul lavoro, un monito costante sulla necessità di rafforzare la cultura della prevenzione e della responsabilità collettiva.

La memoria di Marcinelle è mantenuta viva anche dalle voci dei familiari delle vittime.

Claudio Pierani, figlio di Giulio Pierani, uno degli undici lavoratori pesaresi periti nella miniera belga, ha condiviso il suo dolore: “Mio padre lo trovarono a 850 metri di profondità. Lo recuperarono una settimana dopo. Lì sotto sono morti mio padre e tutti i suoi sogni”. Giulio Pierani era giunto in Belgio nel 1948, dopo un periodo di prigionia in Germania, cercando riscatto dalla miseria e un futuro per la sua famiglia. Quel fatidico 8 agosto 1956, un cambio turno lo coinvolse nell’incidente. La sua storia, emblematica di tante altre, sottolinea l’importanza di custodire la memoria non come mero esercizio commemorativo, ma come strumento di consapevolezza e per la tutela della dignità del lavoro.

Il ruolo del Museo nazionale dell’emigrazione italiana

Il Museo nazionale dell’emigrazione italiana, con sede a Genova, si impegna a raccogliere, conservare e valorizzare la memoria storica dell’emigrazione italiana nel mondo. Attraverso la produzione di documentari, l’organizzazione di mostre e la promozione di iniziative educative, il Mei offre strumenti per riflettere non solo sul passato, ma anche sulle sfide contemporanee legate alla sicurezza sul lavoro. Il video su Marcinelle si inserisce in questo contesto, fungendo da monito per il presente e il futuro.

Le commemorazioni coinvolgono attivamente anche le associazioni sindacali e gli istituti scolastici. Un esempio è il documentario realizzato dagli studenti del liceo scientifico Marconi di Pesaro, iniziativa che contribuisce a mantenere viva la memoria delle vittime di Marcinelle e a sensibilizzare le nuove generazioni sui temi cruciali della prevenzione e della tutela dei diritti dei lavoratori. La memoria deve aiutare a leggere il presente e a rafforzare la cultura della prevenzione per regole più stringenti.