Tre persone sono state fermate dai carabinieri delle compagnie di San Lorenzo e San Filippo Neri in relazione all'omicidio di Vito Genovese, avvenuto nel quartiere Zen di Palermo il 16 agosto 2026. Gli arrestati sono Paolo Puleo, 34 anni, che si trovava già agli arresti domiciliari, e due giovani di 17 e 16 anni. La tragedia si è consumata in via Costante Girardengo, dove Genovese, 45 anni, è stato ucciso con colpi di cacciavite durante una rissa.
La ricostruzione degli eventi indica che Genovese si sarebbe accorto dei tre intenti ad armeggiare in un box di sua proprietà.
Sceso in strada, è nata un'accesa discussione degenerata in aggressione. Genovese è stato colpito con un casco e con un cacciavite al volto. A lanciare l'allarme è stata la moglie di Genovese, testimone oculare della scena. Domenico D'Anna, 47 anni, intervenuto in soccorso, è rimasto ferito alla spalla e si è recato autonomamente al pronto soccorso dell'ospedale Cervello.
Le indagini e la detenzione degli arrestati
I due minorenni coinvolti nell'omicidio sono stati trasferiti al carcere Malaspina, mentre Paolo Puleo è detenuto presso il carcere Pagliarelli. Per fare piena luce sulle cause del decesso, è stato conferito l'incarico per l'autopsia, che verrà eseguita presso l'istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo.
Cruciale per definire le dinamiche dell'aggressione.
Il contesto sociale dello Zen: fragilità e reclutamento giovanile
La via Costante Girardengo, scenario dell'omicidio, è nota per la presenza di gruppi giovanili coinvolti in attività illecite e per una difficile situazione sociale. Nel cuore del quartiere Zen 2, si registrano frequenti episodi di reclutamento di adolescenti e giovani da parte di bande locali. Queste bande impiegano spesso vedette su biciclette elettriche per il controllo del territorio. La radice di questa vulnerabilità risiede nelle problematiche strutturali: la mancanza di servizi, lavoro e spazi aggregativi contribuisce alla fragilità sociale dei ragazzi della zona.
Le istituzioni locali e la comunità religiosa hanno più volte sottolineato la necessità di interventi strutturali per affrontare le difficoltà delle periferie di Palermo, evidenziando come i giovani siano particolarmente esposti a rischi di devianza e al reclutamento da parte di gruppi criminali.