La polizia di Padova ha arrestato lunedì un cittadino cinese di 46 anni. L'uomo aveva presentato all'ufficio immigrazione un falso documento di soggiorno ucraino per ottenere un permesso di soggiorno legato all'emergenza Ucraina. La contraffazione, sospettata dagli agenti durante l'istruttoria, è stata successivamente confermata dagli accertamenti della polizia scientifica.
Rimpatrio e precedenti penali
Il questore ha prontamente respinto la domanda e disposto il rimpatrio dell'uomo, che sarà eseguito stasera con un volo da Venezia per Pechino. Qui il cittadino cinese sarà consegnato alle autorità del suo paese d'origine.
La sua storia in Italia è segnata da precedenti penali: era entrato nel 2002 con un permesso per lavoro rilasciato dalla Questura di Treviso. Negli anni successivi, era stato condannato a Piacenza per reati di spaccio di droga e per evasione. Nel 2008, era stato espulso con un divieto di rientro per dieci anni, con ordinanza emessa dal magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia.
Nuovo tentativo di regolarizzazione e espulsione definitiva
Scaduto il divieto di rientro, l'uomo era tornato in Italia a gennaio di quest'anno. Aveva presentato all'ufficio immigrazione di Padova una nuova richiesta di soggiorno per l'emergenza Ucraina, allegando il medesimo documento che, come appurato, si è rivelato falso.
Il rimpatrio è stato disposto dopo la conferma della contraffazione da parte della polizia scientifica, rendendo definitiva la sua espulsione dal territorio italiano.
Il contesto delle "fabbriche delle regolarizzazioni" nel Padovano
Questo episodio si inserisce in un più ampio contesto di controlli e procedimenti giudiziari nel territorio padovano, mirati a contrastare la presentazione di documenti falsi per ottenere permessi di soggiorno. Un recente processo, noto come "fabbrica delle regolarizzazioni", ha portato alla condanna a cinque anni di carcere per Giorgio Ronzani. Il professionista è stato accusato di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento della permanenza illegale di cittadini cinesi e di falso ideologico.
L'inchiesta, coordinata dalla procura di Padova, ha coinvolto oltre ottanta persone e ha evidenziato la presenza di pratiche illegali per la regolarizzazione di cittadini stranieri tramite documentazione non conforme ai requisiti di legge.