La scrittrice Susanna Tamaro è tornata a esprimersi con fermezza sulla vicenda della cosiddetta "famiglia del bosco", definendola un "grandissimo scandalo" e sottolineando le profonde incomprensioni legate alla lingua. Le sue dichiarazioni sono giunte alla vigilia della consegna del Premio La Stele della Ienca 2026 all'Aquila, in riferimento al caso dei tre bambini allontanati dai genitori Catherine Birmingham e Nathan Trevallion dal loro casolare in provincia di Chieti.
Tamaro ha criticato aspramente la perdurante separazione, affermando che "non si capisce perché, dopo quasi dieci mesi, non siano stati restituiti alla loro famiglia".
Ha evidenziato come i genitori abbiano "adeguato la casa, fatto frequentare la scuola e rispettato le prescrizioni pur di non perdere la famiglia", aggiungendo che "tenerli ancora lontani dà un grande disagio all'immagine di un Paese civile". La scrittrice ha conosciuto personalmente la coppia e ha partecipato, a Roma, alla presentazione del libro autobiografico di Catherine Birmingham, "La mia verità", edito da Solferino. L'evento, ospitato dall'Istituto di terapia cognitivo interpersonale presieduto dallo psichiatra Tonino Cantelmi, ha visto tra i relatori anche la garante nazionale per l'infanzia Marina Terragni e l'ex parlamentare Simone Pillon, legale della famiglia Trevallion.
La valutazione genitoriale e il percorso di riavvicinamento
Inizialmente scettica, Tamaro ha ammesso di aver cambiato opinione dopo la lettura del volume di Catherine Birmingham. Ha descritto Catherine come "una persona straordinaria, con una preparazione pedagogica fuori dal comune", sottolineando che la loro scelta di vita è un "progetto di vita integrale, naturale, certamente estremo, ma sostenuto da una linea educativa molto solida" e che "i bambini sono amatissimi". Ha precisato che il libro non è un instant book sulla vicenda giudiziaria, ma il racconto della vita di una donna che ha vissuto e lavorato in diversi Paesi ed è stata addestratrice di cavalli, ribadendo che "Catherine e Nathan sono persone colte, preparate ed equilibrate".
Una recente valutazione ha riconosciuto a Nathan Trevallion e Catherine Birmingham una prima idoneità al ruolo genitoriale, a sette mesi dall'allontanamento dei figli. Questo passo positivo prevede un affiancamento educativo per verificare le competenze nella gestione domestica e la collaborazione con i servizi sociali, oltre a un supporto psicologico per valutare il possibile rientro dei bambini. I figli della coppia hanno superato gli esami scolastici per accedere alla classe successiva e saranno ascoltati dal giudice, insieme alla curatrice speciale Marika Bolognese, nel corso di questa settimana.
Le barriere linguistiche e il contesto della vicenda
La scrittrice ha individuato nelle difficoltà linguistiche una delle cause principali del "cortocircuito" che ha portato alla separazione familiare.
"Non si possono affrontare questioni così complesse senza parlare la loro lingua madre", ha dichiarato Tamaro, criticando anche lo svolgimento dei test psicologici sui bambini "senza l'inglese", definendo la situazione "alla follia". La famiglia viveva in un'ex casa colonica nel bosco di Palmoli, in Abruzzo, adottando uno stile di vita a stretto contatto con la natura. La decisione dello Stato, risalente a novembre, di sottrarre i figli per presunta incapacità genitoriale, ha generato forti polemiche e critiche da parte di numerosi esperti.
La vicenda continua a stimolare un intenso dibattito pubblico, focalizzato sulle metodologie di valutazione delle competenze genitoriali e sulle significative implicazioni delle barriere linguistiche nei procedimenti che coinvolgono famiglie straniere residenti in Italia.