L'incursione di Adriano Celentano nel M5S non è stato un fuoco di paglia, ma sembra essere un'adesione sentita e accorata. Celentano non abbandona il suo ruolo di guru e, in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera, racconta un caso di sanità come tanti mettendolo in relazione con il perché Beppe Grillo abbia avuto un tale risultato positivo alle elezioni politiche.
La storia che Celentano racconta è quella di Sofia, che già era stata oggetto di un servizio de Le Iene. Sofia soffre di una malattia degenerativa: pare che l'unica soluzione in questi casi, almeno stando a quanto affermato dall'artista, sia nelle cosiddette "cure compassionevoli".
Si tratta della somministrazione di cellule staminali adulte, anche nei bambini, che migliorano le condizioni di vita delle persone affette da questo tipo di malattie. Attualmente queste cure, oltre a incontrare un ostacolo pregiudiziale di natura religiosa in moltissime persone, devono essere autorizzate da un tribunale, perché non testate a sufficienza e quindi ritenute potenzialmente pericolose. Ma l'assenza di queste cure pare potrebbe portare la piccola Sofia alla morte.
Il caso di Sofia è comune a tantissime persone, anche con malattie più comuni, come il cancro: casi di tumore che necessiterebbero la somministrazione della cura Di Bella, giusto per fare un esempio, necessitano dell'autorizzazione di un magistrato, per cui capita che un malato possa beneficiarne e un altro no, a discrezione del tribunale di riferimento.
La legislazione parla chiaro: quando il Ministero della Salute pone un veto, la somministrazione di una determinata cura viene sottoposta al giudizio di un magistrato.
Grillo, secondo Celentano, incarna quindi la presunta cecità di alcuni ministri, nella fattispecie fa il nome di un ministro della Salute, Balduzzi, che avrebbe sancito la potenziale pericolosità delle "cure compassionevoli": in altre parole, Grillo appare più vicino alle necessità delle persone, anche quei casi limite, che forse non sono poi tanto rari, ma appartengono ad ampi strati di popolazione, di cui non si ha esatta percezione. Non ancora almeno, stando a quello che dice Celentano.